A: Acroiar
MA: Mark Amerika
MI: Mark Italica
sm: Syd Migx
[...]: incomprensibile, manca a causa del volume di registrazione
troppo basso
A: Nella tua qualità di editore elettronico, quali sono le differenze che riscontri tra l'editoria digitale, la diffusione di testi via Internet, e quella off line?
MA: La prima differenza è il radicale cambiamento paradigmatico nella distribuzione. Nell'editoria tradizionale si passa dall'autore, all'agente letterario, all'editore, allo stampatore, al distributore per finire col libraio e il lettore. È molto difficile trovare un pubblico a quel modo. Nell'editoria on line si passa direttamente dall'autore al lettore. Questa è la prima grossa differenza. La seconda, per esempio nel caso di uno scrittore come me, interessato a più media, non solo al testo, la narrativa nel cyberspazio può contenere in sé non solo testo ma animazioni, suoni e - cosa più importante - ipertesti. L'ipertesto è una struttura collegata, come il world wide web ma scrivendo in forma ipertestuale il modello di creazione letteraria cambia perché non si ha più a che fare con un copione lineare, bensì con uno multilineare. Per copione multilineare intendo la creazione di pezzi di testi o di piccoli inserti video-sonori con collegamenti multipli sullo schermo che offrono al lettore la possibilità di attraversare molte possibili narrative, o rotte di navigazione. È questo che intendiamo con "narrativa interattiva".
MI: Per inserirmi in questo tema, già altri narratori postmoderni americani, vedi Pynchon, Carson, Sukenick, utilizzavano un linguaggio multilineare. Vorrei sapere in quale modo l'ipertesto e in generale i testi pubblicati in rete cambiano la percezione del testo multilineare, perché già sul libro esisteva questo tipo di narrativa e quindi volevo sapere se Amerika considera questo un ulteriore passo avanti oppure un diverso grado di percezione della scrittura o se ancora vede una differenza con gli autori che ho citato prima.
MA: A differenza della maggior parte degli scrittori che hanno già sperimentato sull'ipertesto, vedo una connessione evidente tra la fiction americana postmoderna e la nuova narrativa on line. La maggior parte degli scrittori ipertestuali che hanno già pubblicato on line o su disco tendono a ignorare questo collegamento, o questa tradizione preesistente. Per me, il contatto col postmodernismo è dato dal loro interesse in quella che negli Sessanta e Settanta venne chiamata metafiction, un tipo di narrativa autoriflessiva, che richiama l'attenzione su se stessa come narrativa e anche sul libro come artificio, come costruzione...
sm: Artificio, non manufatto...
MA: Esatto, attraverso le qualità artificiali della creazione di quello che un libro fa. Nella maggior parte della letteratura convenzionale o commerciale l'idea è quella di usare il testo in entrambe le forme per creare un mondo trasparente nel quale il lettore si perde nel libro e si dimentica di star leggendo un libro. Nella metafiction, invece, viene costantemente richiamata l'attenzione al fatto che si sta leggendo un determinato libro scritto da un autore specifico. In maniera particolare l'opera di Ron Sukenick, Raymond Fettermann (?), Steve Katz e, più tardi, quella di Kathy Acker. Si è quindi trattato di un tentativo per decostruire - quasi - il libro nella sua qualità di sistema di consegna per una narrativa. Ora, quando ci spostiamo nel world wide web e lavoriamo in ipertesto, in quella che chiamo "clickshule reality" [shule è un termine yiddish che indica "la congregazione" e anche "il catechismo" della sinagoga. N.d.T.], la mistica metamediatica o artificialità dell'esperienza narrativa è incastonata nel processo della lettura perché è necessario cliccare per attraversarla. Si viene costantemente rammentati dell'esistenza di un congegno di mediazione e della necessità di farci i conti ai fini della lettura. È questa la grossa differenza, credo, tra la mia fiction e la metafiction che è stata pubblicata nei libri. Non so se gli fa compiere un passo avanti, penso che si tratti di una maniera diversa di affrontare questioni simili.
MI: Volevo chiederti: il fatto comunque di cliccare, senza poter aggiungere il proprio contributo al testo è comunque un livello d'interazione basso, paragonabile, volendo, allo sfogliare le pagine di un libro comune e saltarne un centinaio. Volevo capire come potenziare il livello d'interazione o se per te rappresenta già un modello in grado di scardinare il rapporto autore-lettore.
sm: ...magari collegandosi anche alla domanda che ti avevo posta la prima notte che ci siamo visti, rispetto alla "collaboratività" di alt-x [il sito web gestito da Mark Amerika. N.d.T.] alla quale tu avevi risposto negativamente...
MA: No, alt-x è collaborativo, "Grammatron" [il progetto di "narrativa ipertestuale per ambienti reticolari" gestito da Mark. N.d.T.] non lo è, o perlomeno non completamente, nel senso che il lavoro narrativo stesso non è aperto a collaborazioni esterne, ed esiste anche un motivo per questa decisione, lo stesso per cui non tutto il mondo viene ad abitare a Forte Prenestino... è necessario mantenere una certa quantità di controllo redazionale, gestione, altrimenti diventa...
sm: ...un disastro.
MA: Un disastro, esatto. E la cosa non m'interessa.
sm. il livello d'interazione...
MA: Ma è vero, il livello d'interazione in questo momento è bassissimo, ad un livello basilare e quando lavoro con Grammatron, uso il progetto come piattaforma di ricerca e sviluppo per investigare le possibilità della narrativa nel cyberspazio. Questo fenomeno è così nuovo e lo sviluppo della tecnologia è ancora nella sua infanzia, quindi è molto difficile far evolvere ambienti narrativi più immersivi, quali quelli che desidererei. Per esempio vorrei vedere quelli che chiamo storyworlds, che permettano non solo un'esperienza immersiva interattiva più profonda tra autore e lettore, ma tra lettori situati in località diverse del mondo, all'interno della storia, di modo che non solo possano costruire una storia, ma una specie di centro sociale multiutente che avviene all'interno dell'ambiente narrativo...
MI: Un po' quello che accade in un MUD...
MA: Sì, una cosa del genere, ma con la progettazione dell'ambiente virtuale concentrata sulla paradigmazione metanarrativa del processo creativo, cosa che darebbe a tutti i partecipanti non solo la possibilità di costruire una storia, ma anche di costruire rapporti tra di loro. Si tratta di un grosso cambiamento. Non è possibile con la carta. È una maniera diversa di costruire comunità.
A: Nel tuo libro c'è una forte presenza femminile, anche molto poco strumentale, al di là di quello che possa apparire al principio, [perché comunque... la donna aiuta a diventare quello che gli serve.. [...] Comunque c'è un'attenzione verso il personaggio femminile, verso la donna, verso la trasformazione, verso il femminile. Secondo te la trasformazione transgender vive più di una tensione allo strato femminile di quanto non faccia con quello maschile o si tratta di una fusione unica? Non mi pare che ci sia una vera e totale liberazione della sessualità, ma una tensione maggiore allo strato femminile.
MA: È stata una metafora semplicissima che ho scelto per poterci riffare sopra, elaborare, come faresti con un pezzo di musica. Far immaginare alla figura sessuale come sarebbe avere questa trasformazione interna, che ovviamente è una metafora, cosa significa?, in effetti molto "nera" ma è un po' una satira di tutta l'idea del genere sessuale, specie quando pensiamo a come tutti condiviamo, internamente, certi tipi di esperienze; nel libro mi sono riferito a un "Oblio Interno". Penso che la cosa attraversi tutti i generi sessuali, in un certo senso li annulla.
MI: La domanda che ti volevo porre l'altra sera al reading, prima che fossimo interrotti dall'ora, era a proposito del discorso che fai sulla scrittura non-identitaria anche come possibilità per liberarsi dai limiti fisici del corpo e del genere, però allo stesso tempo parli di una letteratura che vada sperimentata nel sociale, in quel contesto il corpo, i sensi, la presenza, sono fondamentali. Volevo capire come si collegavano questi due livelli, quello del linguaggio, che sembra poter fare a meno del corpo e quello dell'esperienza fisica.
MA: Credo che il linguaggio possieda un corpo. La maniera in cui lo socializzi è attraverso quella che potremmo definire "intersoggetività radicale". È quella che prende le unità separate di questa particolare narrativa e le trasforma in sangue sessuale. È un esperimento sul linguaggio per investigare questa possibilità; ma leggendo il libro ci si accorge, specialmente all'inizio della terza sezione, "Terapia", che l'esperimento è fallito. Quindi non si tratta di una visione utopica che tenti di creare qualcosa che non esiste, per poi stabilirlo nel mondo e lasciare che quello vada avanti. Si tratta di una ricerca per accertare la possibilità di realizzazione periodica di questa esperienza utopica a questo livello per mezzo della intersoggettività radicale. [...] e nei circuiti del corpo sociale e a seconda della posizione di questi nodi o punti di distribuzione [...] e non c'è assicurazione che le cose vadano come devono e secondo me, se questa cosa non può essere predetta, preferisco scoprirlo attraverso il procedimento della scrittura. Per me è quasi come creare un altro tipo di corpo, un altro tipo d'esperienza incarnata. È questo che intendo quando dico che il linguaggio ha un corpo...
MI: L'esperimento fallisce?
MA: Sì, fallisce, ma continua ugualmente. È un processo continuato di scoperta. Mal usa la propria vita come piattaforma per la ricerca e lo sviluppo... si tratta di questo. Ogni tanto ci si riferisce metaforicamente a lui come "musicista", ma è solo per dargli una collocazione. Ma tutte queste cose sono da prendere solo a un certo livello e a un certo valore. Mi riferisco anche a questo quando dico che il linguaggio ha un corpo.
MI: Volevo capire se comunque la trasformazione transgender è un percorso realizzabile a livello individuale o se non sia prima necessario un cambiamento sociale perché cambino le categorie...
MA: Personalmente ritengo che sia una sommatoria di cambiamenti individuali, che se accadono al momento giusto, storicamente, portano a una maggior [...] ma questo non significa che i cambiamenti siano necessariamente permanenti: è possibile incontrare successi e veder manifestarsi il fallimento solo molto più tardi. Se pensi ai successi ottenuti in campo sociale ottenuti dalla gente negli anni Sessanta e Settanta era possibile pensare che sarebbero durati, ma basta pensare all'America degli anni Ottanta per accorgersi immediatamente della risposta negativa. L'America è peggio adesso di allora. È la stessa idea della rivoluzione sessuale di cui si parlava appunto negli anni Sessanta e Settanta: a causa della repressione avvenuta negli anni Cinquanta, l'idea di poter uscire con l'amore libero, nella mia testa, è avvenuta nella vita di molte persone e in quel senso ha senz'altro cambiato le loro esistenze e i loro valori, ma molta di quella stessa gente adesso vive vite molto conservatrici, tradizionali, un po' come se si fossero divertiti al tempo e ora fosse però arrivato il momento di essere nuovamente "seri". Quindi: può accadere su larga scala, adesso? È molto difficile, credo, a causa dell'influenza, della concentrazione e del potere della mentalità espressa dal conglomerato aziendale multinazionale, ma è possibile avere una rivoluzione sessuale "privatizzata" e individuale in mezzo ad altri individui? Io credo di sì.
A: Nel libro c'è questo personaggio femminile, la Donna della Medicina, che per fare in modo che il protagonista inizi la propria trasformazione gli dà questa droga immaginaria, l'Acido Porno. Come vedi questo legame tra droghe e possibilità di trasformazione? Come vivi personalmente il legame droga-sessualità-sensualità? Quanta importanza pensi ricopra nella rivoluzione personale e anche collettiva?
MA: Ancora una volta riporto la questione al livello del linguaggio, del processo immaginale creativo. La droga Acido Porno è ovviamente inventata, metaforica, e la stessa Donna della Medicina è anch'essa una metafora... quello che spaccia non è tanto una droga quanto una vibrazione. Tutto il libro è disseminato di riferimenti a vibrazioni di varia natura. Personalmente ritengo che le vibrazioni siano una sorta di droga, e non solo quella, ma anche le erbe della Donna della Medicina, non solo la marijuana che è l'erba, ma tutte le altre. È incredibile quanto si possa trasformare il corpo studiando quelle della tradizione cinese, ayurvedica, nativa americana o l'uso fatto dagli aborigeni australiani. E quindi nuovamente, ci sarà una trasformazione su vasta scala che accade per merito della ridistribuzione delle erbe? No. Ma può invece accadere a un livello privato, individuale, come quello sperimentato in certe reti particolari? Sì.
A: Avevamo già parlato di quest'argomento ieri sera. Il discorso sul sangue: [...] [estrapolo la domanda di Alessandra dalla mia - parziale - traduzione e dal ricordo - anch'esso abbastanza sfuocato - della domanda, che se non sbaglio affrontava la visione cristiana della religiosità di questo fluido corporeo e la mancanza di questo tipo di prospettiva nella narrativa del libro di Mark, che lo pone come agente centrale della rigenerazione.]
MA: È la valuta che circola all'interno di questa intersoggetività radicale. così come viene condivisiva dalla comunità...
A: Mi piace particolarmente la mancanza di connotazioni religiose rispetto al concetto di sangue, è privo di religiosità, cosa molto difficile nel caso in cui una cultura parli di sangue...
MA: Tenete in mente che per me è estremamente eccitante e stimolante parlare del libro con voi, ma sono passati quattro anni da quando l'ho scritto e adesso devo osservarlo in maniera diversa. Sangue sessuale è il tipo di libro che, a differenza di [...] continua a cambiare e la stessa cosa accade anche a me, che ne sono l'autore, e quindi la cosa che è accaduta qui da una settimana a questa parte, ora che capisco un po' meglio le cose in Italia, comprensione colorata dall'esperienza che ho vissuto in questi quattro giorni al festival "OFF" al Forte Prenestino, capisco meglio come funziona il mio libro, funziona, e sono felice, riesco ad apprezzare molto questa cosa... non so quanti autori abbiano la fortuna di vedere come il proprio testo influenza... non so se un Mark Leyner - mi piace il suo lavoro - voglio solo dire, non so se uno come lui si rende conto della connessione o dell'impatto che il testo ha su una determinata cultura. Arriva, legge il testo e se ne va in albergo. Penso solo di avere una migliore impressione dell'effetto e del collegamento. Non sto assolutamente svalutando le capacità o il lavoro di questi altri autori.
MI: Il fallimento del tentativo di trasformazione c'entra qualcosa con l'introduzione, nella parte finale del libro, di immaginari un po' cyberpunk alla Gibson, una specie di costrutto, una relazione con una macchina...
MA: Anche se si tratta di una scena particolare nel libro, in un certo senso mostra, si rivolge, a una questione più vasta, all'esperimento sociale più vasto che fallisce. Si tratta quindi al contempo di un fallimento unicamente individuale, a un microlivello, di Maldoror, ma verso la fine avviene questa specie di falsa fine del mondo, ragion per cui la sezione s'intitola "Escatologia" con un ovvio doppio riferimento/senso alla scatologia, un riferimento alla merda, al costruire piramidi di merda, alla percezione della società come enorme muccchio di merda e su come il fallimento stia avvenendo su una scala più ampia e di come Tesla sia questa figura di demoniaco proprietario scientifico, direttore d'orchestra di questa follia... a un certo punto fa anche riferimento al giardino dell'Eden, vorrebbe gli venissero riconosciuti i diritti d'autore di quella particolare esperienza... un mio amico l'aveva definito "teatro galleggiante della mente" e poi ci sono tutti questi riferimenti ad Artaud e al teatro dell'assurdo. È una cosa multitraccia, a molti livelli intersecati tra loro, mi ricorda le trasmissioni di "OFF-line TV", non si tratta di una cosa specifica rispetto al fallimento individuale della trasformazione in questa visione utopica.
MI: Non avevo capito il riferimento agli escrementi...
MA: Ad un certo punto nel libro, Mal inizia a perdere il controllo delle sue funzioni corporee, a causa dell'eccesso di vibrazioni. Parlo di Artaud e del teatro dell'assurdo, ma c'è anche una ragione per la presenza di un Tesla: gli dice 'Infilati questo, ti faccio provare dell'energia, amico.' Ed è una specie di droga, se il corpo viene attraversato da troppa elettricità, perde il controllo, caga in continuazione. E in essenza, è quello che sta accadendo al corpo del linguaggio nella storia, e alla fine ci sono tutti questi riferimenti a...
sm: La violenta trasformazione del corpo fisico è anche la violenta trasformazione del corpo del linguaggio, incapace di controllare la forza e la direzione dl cambiamento...
MA: ... esce come diarrea, come merda, alla fine. Si tratta di tempo sprecato, di tempo "di rifiuto". Di una perdita d'energia.
[breve scambio di vedute sulla difficoltà del testo] MA: Hai fatto un lavoro straordinario, so che è difficile, ma non so scrivere in nessun altro modo.
sm: La prima versione era ancora migliore, secondo me. Non c'erano compromessi di sorta. Si sarebbe dovuta leggere così com'era, comprendendo al volo da un lato il livello dei campionamenti presenti nel testo, e dall'altro tutto quest'altro strato molto più "antico"...
MA: Nel mio libro precedente The Kafka Chronicles, non mi rifacevo ad alcuna sorta di tradizione precedente. Quando dici di percepire uno strato antico, probabilmente ti riferisci a una qualche tradizione alla quale attingerei. Non lo facevo in Kafka Chronicles, una distesa caotica di testo che poteva essere letto in qualsiasi direzione, come un ipertesto. Anche nel secondo libro è possibile leggere a caso, quella sensibilità ipertestuale è presente nei campionamenti in ciascuna singola riga, ma come ha detto Syd, non mi piace ripetermi, invece di esplodere la narrativa tradizionale, come avevo fatto nel mio primo libro, ho deciso che stavolta mi ci sarei "sfregato" contro, l'avrei simultaneamente sedotta e ne sarei stato sedotto, eseguendo contemporaneamente questi campionamenti molto più caotici. E si tratta di un processo creativo e di vita molto intenso. Ci sono voluti tre anni. E allora accade davvero di perdere di vista se stessi, una delle cose descritte nel libro...
sm: "Il flash bianco della coscienza che esplode perdendosi di vista in gesti di creazione pura."
MA: Ma è proprio la frase che stavo cercando! Questo tipo è davvero dentro al libro, Ma c'ha vissuto assieme...
sm: Il libro è una polaroid della mia organizzazione mentale... vivo la mia vita a quel modo!
MA: E quando l'ha letto la prima volta l'aveva odiato...
MI: Davvero?
sm: Sì. Pensavo fosse una specie di porno di seconda categoria, qualcuno che provasse a imitare Miller... La parte fantastica è quando ti accorgi che anche quello è vero!.. ma in quello sta il campionamento.
MA: (ride) Esatto!
MI: Vorrei rammentare i vari campionamenti presenti nel libro: ne ho trovati alcuni... Libri, autori, gruppi musicali, fumetti... puoi farci una lista?
MA: Quali ricordi?
MI: Ricordo De Sade... Baudelaire...
sm: Lautreamont..
MA: Artaud...
MI: Burroughs... e poi ci sono i gruppi musicali...
Ma. Beh, ce ne sono di ovvi: Sonic Youth, Nirvana... Soundgarden, Mudhoney...
sm: Motorhead...
MA: Poi ci sono anche "tag" estranee, la rivista della società internazionale di robotica, un testo hippie dell'inizio degli anni Settanta sulla riproduzione sessuale... naturalmente Deleuze e Guattari... un sacco di Nietzsche... l'idea dell'Oblio Interno deriva da lui.
MI: Quando scrivi, tieni aperti davanti tutti questi test come fossero degli strumenti musicali da suonare oppure ti ricordi di cose che hai letto...
MA: Si tratta di improvvisazione, campionamenti e scrittura e riscrittura. È una parte importante anche di Grammatron.
MI: È diversa dalle tecniche di cut-up burroughsiane o è simile?
MA: Fa parte di quella stessa linea genetica. Cerca ancora l'esistenza della terza mente. Avviene molto di più al livello dela composizione... quello che intendo dire è che anche Burroughs componeva, ma tagliava e incollava, letteralmente, per poi trascrivere i contenuti. Per me avviene come quando vedi suonare i Ran dal vivo: non è tanto una questione di taglia e incolla: selezionano i materiali e poi li ordinano... un'altra grossa fonte di campionamenti è stato Duchamp. Nelle sue note su La sposa spogliata dai suoi celibi, un'opera che viene menzionata tanto in Kafka Chronicles quanto in Sangue sessuale e in Grammatron, ho studiato la scatola verde [?] [...] permanentemente incisa nella mia memoria rigida. Da lì arrivano anche i riferimenti al "motodesiderio" e altro. [...] Non si tratta di tagliare e incollare, come aveva fatto Burroughs: quelli erano gli strumenti a disposizione a quel tempo e lui li ha usati, ma la mia testa funziona così...
sm: Si tratta di un avanzamento quasi "genetico" nella tecnica del cut-up. Prima si trattava di un gesto della volontà, di un processo mentale che ora è stato internalizzato. La tecnologia contribuisce al processo.
MA: Nella sezione "Terapia", quando parla della "rivoluzione della vita quotidiana", per me aveva anche un altro senso oltre a quello suggerito dal titolo e dall'opera di Vaneigem. Si tratta della compressione di giorni o settimane all'interno di una singola giornata, un po' come Joyce ha fatto in Gente di Dublino. In quella sezione, ci sono molti campionamenti come nel resto del libro, quindi non sosterrò che si tratti di un'autobiografia, ma in ogni caso quando vivevo in Portogallo mi sono accadute veramente molte cose, nei pochi mesi che ho vissuto là. Uno dei molti esperimenti che accadono in quella sezione è stato di comprimere in un solo giorno avvenimenti che accadevano nel giro di settimane e vedere quello che succede... è davvero una giornata eccezionale. Esiste anche un altro filo che corre in tutto il libro: scrivere un libro che faccia incazzare quanto più possibile le persone, da qualunque parte della barricata si trovino rispetto alle questioni in discussione, al confine, non solo in termini di correttezza politica o di questioni femminili, visto che alla fine lei/lui o quello che è alla fine, viene violentato dai media, dalla vibrazione dei media e viene assolutamente mediata/o senza speranza. Un'altra cosa che non viene detta assolutamente. ma che è presente in tutto il libro è l'Aids. Non c'è neanche bisogno di dirlo, tutti gli elementi sono presenti: bisogno assoluto, sangue, sesso, trasmissione, vibrazione. Tutto questo parlare del "dare" il Sangue sessuale...
A: Che cosa pensi degli scrittori della "chemical generation": Irvine Welsh, Alan Warner, Jeff Noon..
MA: Conosco il suo primo libro...
A: Le pene di Wurt...
MA: L'ho trovato divertente. Sono aperto a tutte le forme di scrittura, anche se ho le mie preferenze, Preferirei per esempio leggere Wurt che non so... Snow Crash, mi spiace dirlo, di Stephenson. Ho imparato molto da Stephenson, Gibson e Noon, ma alla fine la loro metodologia è molto più normale e conservatrice della mia, molto rettilinea, diretta. Alcuni degli argomenti che trattano sono molto importanti... è importante iniziare a immaginare in qualche maniera come questo ambiente virtuale possa influenzare il corpo sociale.
[un po' di critiche a Snow Crash...] A: Ti ho portato l'esempio degli scrittori della chemical generation, perché a differenza degli scrittori cyber dei primi anni Ottanta che usavano concetti di contenuti nuovi all'interno di strutture vecchie molto tradizionali, molto regolari, i primi lavorano non solo con concetti nuovi, ma lo fanno all'interno di strutture linguistiche assolutamente nuove, che a loro volta fanno in modo da lasciare "aperto il concetto" creato, che non esista un concetto prestabilito di partenza, ma che il concetto resti essenzialmente aperto e fruibile in migliaia di maniere diverse, cosa che mi sembra di riscontrare anche nella tua opera... L'ultimo libro di Welsh, per quanto discutibile, deve essere visto in questa chiave di lettura, l'autore era indubbiamente sotto l'effetto dell'MDMA tutto il tempo che ha scritto: si sente...
MA: È un esperimento.
MI: Ultima domanda per me. Vorrei capire meglio la storia della causa contro la censura su Internet...
MA: La settimana prossima, Mark Amerika, la Aclu [American civil liberties union, una potente associazione di difesa legale dei diritti civili e costituzionali dei cittadini americani, famosa per aver sponsorizzato molte cause celébre. N.d.T.], la Eff [la Electronic frontier foundation, una delle prime e maggiori organizzazioni di difesa della libertà nel cyberspazio, gestita dagli utenti dello stesso. N.d.T.] e diversi altri, contro Gary Johnson, governatore dello stato del Nuovo Messico e il suo procuratore generale, il cui nome adesso non ricordo. Presto sapremo se il giudice aderisce alla nostra dichiarazione d'incostituzionalità. Se lo farà, toccherà allora al governatore e al suo procuratore legale decidere se appellarsi lo stesso alla corte suprema federale. Se il giudice la dichiarasse costituzionale, cosa che non ci aspettiamo, allora saremmo noi a ricorrere alla corte suprema. Credo che il miglior scenario per noi sarebbe uno in cui il giudice dichiarasse la legge incostituzionale e governatore e procuratore si tirassero indietro dal presentare ricorso. A quel punto la battaglia è vinta. Vedremo. Per chiarificare la nostra posizione, il motivo per cui ci troviamo in questo caso è perché c'è già un precedente giuridico concernente la censura o le leggi sulla decenza nelle comunicazioni via Internet in materia di arte e letteratura. È toccato a Joyce, Ginsberg, William Burroughs, Terry Southern, Henry Miller. Questa però è la prima in cui si discuterà di questi argomenti tradizionali rispetto alla loro presenza su Internet. Useremo quindi parti di Sangue sessuale e di Grammatron come esempi per spiegare il nostro caso al giudice.
MI: Vorrei capire meglio: solo lo stato del Nuovo Messico si è scagliato contro questa cosa? Potrebbe chiudere i provider che ospitano certi argomenti?
MA: Anche peggio. Per esempio, se una sedicenne di Albuquerque, New Mexico sta navigando in web, arriva ad alt-x, seleziona un estratto da Sangue sessuale, lo legge e lo racconta alla madre che è bigotta, e vuole opporsi a me dato che reputa metta in circolazione, nelle mani della figlia materiale pornografico, a quel punto lo stato può aprire un procedimento contro la distribuzione di materiale simile anche da un altro stato. Quindi il punto che sosterremo è che esiste già un precedente legale stabilito per letteratura di questo tipo. Per ottenere un'idea migliore della cosa dovreste recarvi al sito dell'Aclu [www.aclu.org] per leggere tutta la storia del caso. Pubblicherò anche in rete l'affidavit che ho scritto per il caso. L'ho scritto assieme ai miei avvocati, per farlo rientrare nei termini legali comprensibili e accettabili per un giudice che lo debba esaminare. Io sono uno scrittore e posso difendermi da solo, ma gli avvocati devono appunto riportarlo nel linguaggio legale. Per tutto il tempo in cui l'ho scritto, ero totalmente conscio del fatto di star probabilmente creando il linguaggio che farà da precedente per le questioni di libertà d'espressione e di parola censura artistica e letteraria su Internet nel Ventunesimo secolo. La Rete sarà il media più estremo per tutto questo tipo di soggetti sociali. E anche perché gli Stati Uniti, con tutti i loro problemi, sono l'unico paese al mondo ad avere il Primo emendamento, cosa che io trovo ottima. Per me, il Primo emendamento è la cosa più bella e preziosa che esiste in America. Sono accanitamente deciso a difenderlo e ad assicurare che il suo spirito resti quello inteso dai suoi estensori.
MI: A proposito delle battaglie combattute da Ginsberg e Burroughs negli anni Sessanta per la libertà d'espressione: questo movimento forse si trova su Internet, adesso. Ma esiste una vera differenza? Il movimento che combatte su Internet è solo virtuale, lotta solo per certi argomenti, non so, mi domando, si tratta solo di scrittori o ci sono anche altri tipi di persone?
MA: Il tipo più comune è quello del libertarian, termine che è abbastanza difficile da comprendere in Italia, poiché si tratta di un'altro tipo di ideologia politica, né di destra né di sinistra. Il loro punto di partenza somiglia a quello della Eff, la libertà d'espressione. Capisco il tuo punto di vista: non vedrai mai i libertarian sbattersi per, mettiamo, il diritto a un orientamento sessuale qualsiasi, non è una cosa che li interessa...
MI: Oppure lottare per Internet in Africa... quello che voglio dire è: si tratta di una o più questioni specifiche?
MA: Anche il caso della Aclu... la ragione per cui menziono che il mio ruolo qui è di creare un precedente per altri scrittori, è perché si tratta di una traccia che deve rimanere coerente, via via che, con l'ingresso nel Ventunesimo secolo, passiamo una sempre maggior quantità di tempo in ambienti reticolari virtuali. se la nostra arte e la nostra letteratura si stanno dirigendo là, devono essere necessariamente seguite dalla libertà di parola e d'espressione. Al giudice non verrà presentato solo un artista: sarà un attacco da molti lati. Useremo anche il punto di vista di chi commercia sulla Rete: come faccio a sapere se una ragazzina di Albuquerque sta leggendo o ha letto i miei contenuti? La magistratura e più in generale le istituzioni sono consce in una qualche misura dell'enorme potere di Internet e sentono di doverlo controllare. Ecco perché il linguaggio dell'affidavit è così importante. Parliamo di cose che conosco, ma devo stare attento a fare in modo che anche il giudice capisca, che sia chiaro. Ho messo giù una quarantina di punti e uno di essi recita - e parafraso - 'Nel progetto Grammatron esiste una sezione nella quale si fa riferimento tanto alla sessualità quanto all'immagine dei glutei di una donna che lampeggia sullo schermo. Questa schermata non è stata posta dov'è per stimolare gli interessi prurienti, ma è una satira di come il mondo della pubblicità multinazionale usa il sesso virtuale per creare desideri indotti nei consumatori. I libertarians sono interessati alla libertà di parola, ma anche a quella di mercato. Vorrebbero che Internet si trasformasse in una zona di libero scambio. Permettere a chiunque di vendere qualsiasi cosa. In altre parole, permettere anche di vendere da un provider in California a qualcuno che abiti in Nuovo Messico materiale ritenuto "indecente", qualsiasi cosa questo aggettivo voglia dire. Perché la legge è molto vaga, dice solo "indecente", non specifica, nessuna descrizione sessuale, nessuna attività sessuale, nessuna posizione sessuale. Per esempio, tanto per essere più specifici, un'altra delle persone che hanno contribuito alla stesura di questo affidavit è stato il direttore della rete Obgyn.net [direi che si tratti di una rete/sito medico dedicato alla ginecologia. N.d.T.] perché in presenza d'informazioni sulle malattie femminili contenute su Internet, è possibile ovviamente la necessità di dover mostrare illustrazioni o immagini di determinate parti del corpo, e rispondere a determinate domande, ma a questo punto, secondo la legge, non è più chiaro quanto una simile pratica verrebbe considerata legale. Internet è così nuova che non ha precedenti legali: tutte le disposizioni, il linguaggio legale e le leggi stesse non esistono. E devono invece entrare in funzione. Gli elementi ultra-conservatori al potere vogliono implementare tutto l'apparato legale per limitare l'uso della Rete come mezzo d'espressione e promuoverci invece la propria idea di "valori morali".
MI: Un'altra questione cardine di Internet è quella del copyright. Poniamo che un autore decida di optare per la sola pubblicazione digitale del suo libro e al contempo desideri anche ricavarne un profitto, poter vivere con ciò che mette in Rete. Pensi che il contenuto di Internet debba restare gratis o che nel futuro si possa chiedere un compenso in denaro...
MA: È impossibile rispondere a questa domanda, ora, è troppo complessa... voglio dire, posso parlare per me: non penso si tratti di un aut-aut. Ci sono entrambe le cose. La maggior parte del mio lavoro elettronico è copyleft. Significa che ne lascio una copia gratis a disposizione di chiunque la voglia prendere e distribuire liberamente. Non significa che la possano rivendere in giro e guadagnarci sopra. A quel punto, avrei dei problemi con la cosa e me ne dovrei occupare personalmente. Ma se c'è qualcosa di mio su Internet che è copyleft, puoi tranquillamente farne una copia, spedirla a chi preferisci, con la stessa libertà a disposizione del ricevente... questo riguarda molto del lavoro che metto su alt-x. Ci sono altri posti on line però che vogliono i miei contributi, perché pensano che porterà più lettori alla rivista se c'è un mio racconto o un articolo, e mi devono pagare per farlo. Non possono prendere la mia copia senza pagarla. Chi usa il proprio sito per generare denaro usando anche contenuti e materiali di altri, è tenuto a pagarli. Ti torna? Non è complicato, non è 'una cosa o l'altra': ti faccio un esempio, ce ne sono molti... la IBM aveva aperto un sito web di sviluppo e ricerca per la loro divisione Internet, cercavano in Rete artisti e autori che partecipassero con i loro contributi al giornale del sito, spiegando i loro progetti alla comunità scientifica e così via. Hanno contattato anche me e gli ho chiesto quanto doveva essere lungo il mio contributo. '800 parole.' praticamente nulla e allora ho chiesto, 'Perfetto, quanto mi date?' e la risposta è stata cinquecento dollari o quel che fu, non male per ottocento parole, mi ci vogliono un paio d'ore, e una volta che è sulla Rete chiaramente chiunque può scaricarselo, ma mi hanno pagato. Se la IBM avesse detto 'No, è un esperimento, non ti diamo nulla.' gli avrei risposto mettendo l'articolo su alt-x, dove sarebbe sicuramente stato visto da molta più gente. Ma non ho problemi ad accettare soldi dalla IBM e far loro distribuire le mie idee in giro per la loro comunità. M'interessano tutti i tipi di pubblico.
A: Che cos'è il copyleft?
MA: Copyleft è diverso dal copyright, non il suo opposto. L'etimologia della parola deriva da "copy" e "left", nell'accezione politica, ma soprattutto in quella del verbo "lasciare", lasciare una copia, appunto. La pratica la chiamo copyleftismo, perché mi piace l'idea che venga associata alla sinistra. Non sono proprio sicuro che sia quello che intende o pratica Stallman.
sm: È stato molto chiaro sul fatto che il termine "free" non significa "gratis". Chiunque può acquistare a un prezzo contenuto, 150 dollari se non ricordo male, una copia del software modificarla per adattarla alle proprie specifiche necessità di utente e farla circolare in quella forma - ci si augura migliorata...
MA: Sì, è chiaro che esistono numerose forme di questa pratica. Mi piace, anche se non è quello che intendo io. Trovo che la mia posizione sia un po' più radicale.
MI: In Italia quando parliamo di no copyright, leghiamo l'argomento alla questione del reddito sociale, per le persone che operano nel settore sociale del no-profit...
MA: Mi piace davvero quest'idea... Credo davvero in quest'idea e in America è così difficile vederla... non esiste alcuna rete di sicurezza sociale.
MI: Beh, stiamo tentando di creare una specie di economia alternativa, che non assomigli a quella capitalista...
MA: Me ne sono accorto e sono rimasto veramente impressionato.
MI: Immagino che negli Stati Uniti non ci sia molta gente interessata a queste tematiche...
MA: No, infatti.
MI: ... immagino ti prendano anche per matto, magari...
MA: No, non esattamente. Nel mio giro di conoscenti mi considerano in maniera mitologica Ron Sukenick ha descritto da maestro l'atteggiamento di questi medio borghesi col lavoro sicuro, nella grande corporation nei confronti di quelli che percepiscono come gli "artisti che lottano per emergere" nel suo Down and In. Davvero, dovete leggerlo. Hai presente l'immagine dell'artista povero, affamato, costretto a soffrire per partorire queste meravigliose creazioni dello spirito... poi forse, in maniera tipicamente americana, come Cenerentola un giorno qualcuno lo lancia e lo porta al successo e alla ricchezza. Io non vivo nel lusso, ma nemmeno in una baracca. Abito a Boulder, Colorado un posto abbastanza bello, ho un appartamentino, vivo con la mia ragazza, abbiamo una macchina vecchia, ci cuciniamo le cose che ci piacciono da mangiare e via dicendo, facciano le cose assieme... non ho una lira, ma cerco di starci dentro... potrei fare il bohemien, dico solo che non esiste un solo modello per questa cosa. I miei amici che lavorano tutto il giorno in ufficio ci romanticizzano.
A: Mi piace molto che la foto sulla copertina è della tua fidanzata. Mi sembra anche di notare un campionamento con Kim Gordon... poi hai anche messo le parole del pezzo dei Sonic Youth... c'è un collegamento tra tutti questi elementi?
MA: Sì, ma non c'era mai arrivato nessuno. Sei la prima persona che è riuscita a fare quel collegamento.
A: Vorrei sapere quali altri libri hai scritto oltre a Sangue sessuale che è la tua prima traduzione italiana. Hai scritto altri libri? Verranno tradotti in italiano? E poi un'altra cosa che ti volevo chiedere era la tua impressione su "OFF2", la seconda edizione del festival di cinema e videoarte indipendente che si è appena conclusa al Forte Prenestino. La tua esperienza, e le tue sensazioni su questa esperienza...
MA: Sangue sessuale è il mio secondo libro. Il primo s'intitolava The Kafka Chronicles ed è uscito nel 1993. Entrambi sono stati pubblicati negli Stati Uniti dalla Black Ice books. Ho anche curato due antologie, la prima intitolata Degenerative Crows e l'altra In Memoriam of Post-Modernism, una serie di saggi sull'avant-pop e naturalmente Grammatron su Internet, che, tra tutte le cose che ho fatto, ha ricevuto la maggior quantità di attenzione. Forte Prenestino è davvero un posto unico al mondo. Mi sono sentito subito a mio agio. Col passare del tempo insieme alle persone ho capito sempre meglio l'importanza del libro per la comunità. Tanto al livello individuale quanto a quello collettivo. Due velocità diverse.