"la storia del processo scientifico e’ una serie continua di violazioni, casuali o volontarie, di certe norme metodologiche .... data una norma qualsiasi, per quanto fondamentale o necessaria essa sia per la scienza , ci sono sempre circostanze nelle quali e’ opportuno non solo ignorare la norma , ma adottare il suo opposto."
- FEYERABEND -
"desidero,in seguito a questa ammissione,preparare un terreno sterile in cui fiorisca una vegetazione pestilenziale .spero di riuscirvi cosi’ bene che le tecniche di degradazione qui descritte possano avvelenare il lettore rendendolo cosciente della loro ubiquita’;e possa il futuro lettore essere talmente libero da giudicarle eccentriche e spregevoli ! faccio appello ai miei modi obsoleti anche se lascio queste tracce alle spalle.procedo attraverso le tenebre,indizi deboli per provare la correttezza della mia volonta’ di allontanare la foschia,ancorche’ di rado con una chiarezza devastante"
- LA SADICA PERFETTA - T. SELLERS -
aritmie cronotopiche
viviamo negli squilibri come ortiche nate dal cemento
figli spuri di una fluttuante societa’ mediatica, respiriamo ed agiamo nella quasi avvenuta soppressione dei ritmi vitali cadenzati dal suo cuore economico.le categorie ottocentesche del cadavere sociale perdono valore facendo crollare i modelli di riferimento quali ad esempio quello di classe sociale con relativa identita’ e di democrazia tramite giochi politici di falsa rappresentativita’. lo shock cardiaco ricevuto dall’economia, nella perdita dei ritmi che incatenavano la storia umana al patibolo del lavoro , ha fatto sì che essa perdesse la sua funzionalita’ nelle mutazioni infra-sovra-strutturali.il distacco.l’organo egemonico che dava i ritmi al cambiamento sociale si e’ infranto,perdendo lo status di centralita’.le sue arterie non sono riuscite a contenere l’overdose informativa che,attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa, ha polverizzato il legame,per altro gia’ sfilacciato, tra culture e presunte ubicazioni spaziali. come in un rito di magia nera, gli aghi immateriali del processo di mondializzazione sono penetrati nelle dinamiche economiche industriali, infilzandone a morte il muscolo cardiaco.adesso e’ mutazione antropologica globale tramite fluttuazioni ed attraversamenti dei piu’ svariati paesaggi informazionali interattivi recanti ,nei loro innesti, sincretiche fioriture di policromi localismi connessi in una griglia reticolare.dall’acceso/spento della matematica binaria ai maelstrom comunicativi, i centri di produzione culturale perdono i loro titoli di nobilta’ nella caduta libera dalla cima dei piedistalli per ritrovarsi imbrigliati nelle maglie e declassati a semplici periferie . in questo quadro di smembramento totale delle passate concettualizzazioni ,assistiamo gaudenti alla decadenza dell’edificio istuzionale il quale,totalmente deteriorato dal clash storico con la nuova era, frana ai sommovimenti tellurici del sottosuolo metropolitano .nuove figure conflittuali schiudono gli occhi strappandosi dalla faccia accecanti bende di un’ideologia unica ed omogenea (funzionale solo al mantenimento del potere dei vecchi quadri politici) e organizzano pensieri, direzionando i loro corpi nell’alterazione pratica di un magmatico esistente.l’ideologia,scadente frutto sintetico di un riduttivo processo hegeliano, non puo’ che esplodere alle potenzialita’ della presenza contemporanea di tesi e antitesi ovvero del rispetto e del legame di alterita’ che co-agiscono scoprendo ,nel rimescolamento delle differenze ,un fattore di enorme ricchezza critica.le neo-soggettivita’ si riuniscono in festosa cospirazione nei margini in cui la metropoli e’ in costante ridefinizione:la periferia.i vecchi insediamenti urbani caratterizzati dalla rivoluzione industriale sono ora le centrali sedi delle istituzioni statali ed economiche. esse hanno svilito il loro potere non riuscendo piu’ a dominare, tramite la violenza degli organi di pubblica sicurezza, l’ostilita’ al vecchio ordine costituito. cio’ e’ dovuto ad un processo spontaneo di distacco fisico e simbolico che - proprio come nel caso dell’allontanamento del singolo dalla partecipazione diretta alla strutturazione sociale tramite il gap attuato dall’ articolazione burocratica - si e’ creato tra il suddetto centro storico-politico e le ex periferie ora divenute citta’-satellite con proprie autonomie. mareggiate di asfalto, spinte da un’urbanizzazione selvaggia, figlia di gestioni politico-mafiose del territorio, hanno sotterrato le poche costellazioni rurali orbitanti intorno ai nuclei metropolitani in un processo così veloce da far intravedere ,in un quasi-presente, le fredde visioni zezeljiane di acciaio e cemento della metropoli unica ed autoriperpetuante, sempre uguale e, contemporaneamente, in continua rielaborazione .un esempio ? roma: laurentino 38, area periferica sud/sud-est .la sua articolazione planimetrica si basa su una strada a ferro di cavallo, lunga piu o meno 4 chilometri, leggermente infossata nel terreno come a rappresentare un letto di un fiume quasi in secca, il cui contenuto non e’ piu’ acqueo bensi’ meccanico . esso e’ sormontato ogni due-trecento metri da pesanti costruzioni a forma di ponte che collegano le rive immaginarie tanto da far ribattezzare l’area :"i ponti ". su di essi si ergono possenti strutture monolitche in cemento armato; menir postatomici a simbolica testimonianza di un ricongiungimento tra futuro anteriore e passato remoto. all’interno dell’infinitesimale suddivisione dei suddetti in micro-topaie (assolutamente disfunzionali all’esigenza spaziale umana) migliaia di persone rinchiudono cio’ che rimane di una vita massacrata da una societa’ dello sfruttamento e dell’aberrazione.i ponti sono in tutto 11 . nell’attraversarli, percorrendo via ignazio silone (la strada a ferro di cavallo) , si intraprende un viaggio amaro e lucido tra i gironi di un’inferno che ,al confronto, quello dantesco appare tiepida favoletta.una granguignolesca fiera delle atrocita’ calata nelle asfissianti sfumature di un unico colore: il grigio. i garages alla base degli enormi edifici, costituiscono inestricabili dedali di muri, macchine rubate e distrutte ,pezzi di motorini adagiati su tappeti di siringhe tanto da creare pesanti leggende metropolitane nell’immaginario romano.tutta l’ area sembra rispondere affermativamente alle previsioni attuate dal piccolo esperimento cibernetico-visuale, agli albori degli anni ottanta , da tanino e liberatore i quali immaginavano , su un fumetto (da loro denominato) di violenza gratuita ,una roma costituita su trenta livelli , animata da baby-prostitute tossicodipendenti e coatti machos sintetici costruiti da tecnologia di scarto quali frattaglie di fotocopiatrici ranxerox rimediate da dissidenti universitari.la realta’, come sempre ,e’ la fantasia piu’ uno e l’uno, in questo caso, e’ rappresentato dalla pesantezza del vivere in contesti di questa portata. distrofie metropolitane del genere sfuggono totalmente alle istituzioni le quali sono "spazialmente" lontane ore di viaggio dalla loro centrale ubicazione e, quando arrivano per situarvisi, nei loro apparati repressivi ,l’asfalto si e’ gia’ spinto molto oltre, edificando altri spazi a chilometri dall’arrivo del potere statale.in esse (peraltro frutti significativi del processo di "glocalizzazione") si svela la quarta dimensione della città’ che, con fili invisibili all’occhio della legge, costituisce una rete di strutture dismesse quali fabbriche,cave,casali,scuole,ex set cinematografici,fermate della metro,scheletri di palazzi in costruzione etc...eccole le interzone in cui le categorie cronotopiche si miscelano per affermare dimensioni altre di liberta’ ontologica.e’ come se la superficie del tessuto metropolitano , poggiandosi sulla teoria dell’iperspazio di campbell, si contraesse nelle sue parti tumorali portandole a contatto in uno spazio tetradimensionale. appare così ,come un’atlantide in tutto il suo splendore decadente,la città’ invisibile.il suo corpo martoriato viene alacremente sondato dai guerrieri del nuovo disordine che ,in un continuo atto di rabdomazia erotica ,sondano tutti i suoi orefizi e protuberanze alla spasmodica ricerca di zone erogene situazionali fuorilegge.gli stormi desideranti si inoltrano in erranti derive attraverso le arterie di una psicogeografia emozionale.essi applicano ,alla ricerca delle interzone, una metodologia dell’abbandono a ipnotici richiami emanati dalle composizioni architettoniche.chiarificatrici sono le parole di m. canevacci in relazione al metodo usato per scivolare nei vortici della metropoli piu’ vasta del mondo, san paolo del brasile:"... e’ possibile elaborare una piu’ o meno precisa metodologia di ricerca sulla comunicazione urbana solo ad un patto: quello di volersi perdere , di godere nello smarrirsi , di accettare l’essere diventato straniero , sradicato e isolato prima di potersi ri-costruire un nuova identita’ metropolitana.sradicamento ed estraneazione sono momenti fondamentali che permettono l’elevarsi verso nuove possibilita’ cognitive ,attraverso un risultato sporco di miscelazioni imprevedibili e casuali tra livelli razionali, percettivi ed emotivi come solo la forma città’ sa coniugare" e ancora " gia’ fin da queste prime note si delinea una città’ che comunica con voci diverse e tutte co-presenti : una città’ narrata come da un coro polifonico in cui diversi itinerari musicali o materiali sonori si incrociano,si incontrano e si fondono, conseguendo piu’ alte armonie o dissonanze attraverso le rispettive linee melodiche". prende vita ,in questo modo, un violento ed effusionale legame feticistico tra organico ed inorganico che fonde in uno : metallo ,cemento e carne umana.i muri diventano sensibili, morbidi e caldi, emanando all’esterno radiazioni di energia vitale.il metallo sembra ritornare al suo stadio liquido per ricondensarsi successivamente come componente interna/esterna di un organismo postumano cibernetizzato.le animazioni della materia vengono percepite solo ed esclusivamente da chi - come lo sciamano yaqui don juan tento’ di insegnare al giovane castaneda nella trilogia "a scuola dallo stregone "- guarda con gli occhi di un cuore risensibilizzato, nel nostro caso, al desiderio di vivere e godere attraverso gli stimoli della costante cospirazione contro un passato carcerario ancora ferocemente presente.cosi’ come il corpo umano ,nell’incisione e perforazione del suo derma vivifica il risveglio dei sensi ,attraverso l’occupazione temporanea, il corpo metropolitano riorganizza i suoi organi percettivi i quali accendono ed espandono le loro potenzialita’ sensitive.nel ventre di tumultuosi incroci transorganici tra cemento e moltitudini in rivolta,prende vita il rave illegale.il nuovo brigantaggio fa della macchia metropolitana il piu’ potente alleato ,equilibrandosi nei suoi detriti come un branco di lupi senza domani poiche’ e’ nel "qui ed ora" che si espleta la loro pratica sovversiva. la magia dell’apparizione/sparizione rende impossibile la loro reperibilita’ destabilizando le dinamiche di individuazione territoriale da parte dei cani da guardia dell’ordine statale. la loro azione appartiene ad una mappatura della città istituzionale, ferma e costante mentre le zone temporaneamente autonome sferzano i loro colpi in un rapporto con il territorio 1:1.ed e’ in questo caso che l’invisibilita’ diventa pratica d’attacco scalzando le vecchie ideologie di onore ,stoica resistenza e martirio.il gioco e’ molto piu’ sottile e sublime.esso consiste nella creazione di un merry-go-round dell’apparato poliziesco il quale non fa altro che mordersi la coda scivolando da tutti i vecchi appigli spaziali ed identitari .nel momento in cui il technodisordine metropolitano scoppia, non basterebbe un intero reggimento a scalzare migliaia di persone intente ad esprimere godimento e reciprocita’ al di fuori dei canoni mercantili-legislativi.ammesso che poi le forze dell’ordine riescano ad individuare la zona ,arrivano solo a tastare l’inutilita’ di un intervento che creerebbe problemi in piu’ (quali ad esempio,migliaia di distruttori per le strade ) per un periodo cosi’ limitato che segna l’arco di un tramonto ed un alba.lo sconquasso spazio/temporale si propaga da piu’ epicentri , in un mordi e fuggi pratico e simbolico. esso si propone non una soluzione finale del conflitto bensì un’allargamento maggiore della sue piaghe in quanto e’ nel creare ancora piu’ infezione che si rende vivido e in movimento il cancro liberatorio.lo scontro diretto verso soluzioni finali e’ riuscito solo a produrre fiumi di dolore, sangue e repressione tramite organizzazioni che erano specchio simmetrico di gerarchie ed autoritarismo statale.r. vaneigem traccia una critica forte e chiara parlando di "quelli che con un paradosso si chiamano uomini di stato e che non sono che dei semplici ingranaggi inumani destinati a cadere sotto i colpi di un assassino che posiede la loro stessa logica.per quanto possano esserci simpatici i loro assassini non si tratta che del rovescio delle teste statali.[...] come la direzione intellettuale di una rivoluzione si e’ sempre espressa in termini militari e quindi , secondo un metodo per portare gli uomini a un’efficacia che sfuggiva loro , cosi anche il terrorismo conserva una mentalita’ da caserma.[...] sotto tutti i colori, il terrorismo e’ un momento del deperimento dello stato nel deperimento generale umano". praticare l’infedelta’ ad ogni linea imposta abbandonando faide "punicide" e’ ,a mio avviso, l’unica strada per contrastare l’ordine dato.si tratta di un’ attacco al concetto di stato in tutta la sua gamma di significati.lo stato , nella sua strutturazione istituzionale, viene rappresentato e percepito come preesistente tramite il processo di storicizzazione.ci si nasce dentro ,tumulati nelle sue celle culturali.l’unico modo per evadere da esse e’ sollevarsi, quindi attuare caotico movimento polidirezionale ,funzionale solo a se stesso in quanto qualsiasi forma rivoluzionaria (presupponendo il romantico superamento dell’utopia) crea un’ennesima stasi repressiva.immagini di queste configurazioni vettoriali sono accuratamente delineate da hakim bey il quale afferma che :" se la storia e’ tempo come dice di essere,allora la sollevazione e’ un momento che salta fuori dal tempo.se lo stato e’ storia , come dice di essere, allora l’insurrezione e’ il momento proibito, un’imperdonabile negazione della dialettica [...] la storia dice che la rivoluzione ottiene permanenza o almeno durata mentre il sollevamento e’ temporaneo". l’ inimicizia alle istituzioni si esprime in modo obliquo e policentrico, librandosi in mille e mille danze di vita che segnano il risveglio della capacita’ di esprimere le proprie pulsioni totalmente alienate da ere di asservimento alla schiacciante dialettica stato / capitale.e’ per questo che la pratica della festa e’ cio che di piu’ sovversivo ed incisivo puo’ esserci nel capacita’ di godere rispetto al consumare.ancora parole prese a prestito da demian per entrare piu’ nell’anima dell’argomento:"eccolo qui il livello primordiale della forma sovversiva : quello del gioco, del piacere , dello scambio al di fuori di un sistema mediale che si autotutela nel penetrare la mente degli individui lobotomizzandola tramite aghi di parole, musiche ,immagini".ecco l’enuclearsi di l’alter-azioni dilaganti sui dominii della cultura ,dando vita ad insurrezioni esperienziali.la mancanza di emissioni di conoscenza altra e’ il morso del qualunquismo stagnante, funzionale all’"eterodirezionamento".e’ evidente in questo caso, come agisce la societa delle spettacolo.sempre hakim bey (vicino al periodo forte dell’analisi degli effetti sociali dei mass media parti agli inzi del 70 dalla neumann con il modello della spirale del silezio) parla, nelle sue tattiche di guerra dell’informazione, del "media" (al singolare) come mega-monolite istituzionale , costituito dalla conglomerazione di ogni singolo medium.il suddetto tiene nelle mani il genere umano tramite i processi di comunanza e cumulativita’ quotidiana delle informazioni. cio’ porta a due conseguenze di base: perdita di capacita’ critiche tramite impossibilita’ di confronto di informazioni consonanti con qualcosa di dissonante ; costituzione e direzionamento di un’opinione pubblica come fondamento e supporto della tirannia dell’ assetto sociale.ci vuole poco per trarre conclusioni e reazioni.la piu’ forte di esse e’ la creazione di alveari comunicativi disinibiti dall’ astenia indotta per far si’ che essi si librino e pungano il derma informativo istituzionale per iniettare i loro veleni mortali .il rave illegale e’ sperimentazione di linguaggi per una comunicazione libera ed immediata nel doppio significato terminologico ovvero temporale e di non mediazione." sound systems are weapons " mi disse, una volta, dag della spiral tribe.mai come questa volta aveva ragione.esse colpiscono in modo molto piu’ forte e profondo di qualsiasi arma bianca o da fuoco poiche’ vanno ad incidere sulla produzione simbolica del singolo aprendo ben altri varchi.i finali,motori delle amplificazioni,direzionano i suoni ai coni ,i quali sparano mitragliate di battute al minuto.quando i bassi iniziano a vibrare si scatenano tempeste sonore i cui vortici ti risucchiano.non puoi parlare ,non puoi urlare, ormai sei dentro ed il processo di abbandono e’ irreversibile. i giri lisergici della 303 ti penetrano nel midollo spinale irradiando le ossa di scariche elettriche randomiche.la techno e’ musica spaziale: crea ambientazioni in cui si respira emotivita’.cio’ e’ dovuto soprattutto alla quasi totale assenza di liriche; indicatore cristallino dell’innovata sovversione dei codici comunicativi. le trame che conettono viaggiano ora parallele ,superando in velocita’ gli attriti verbali i quali restringono, nella dialettica fonema/significato, la creativita’ umana."techno" e’ abbreviazione di "technologic" , cio’ sta’ a significare che la produzione di musica avviene attraverso un interfaccia tecnologica. questa e’ infatti la chiave di una creativita’ che rompe i confini del concetto elitario di arte per avvicinarsi alle masse fecendo della techno la musica piu’ popular in assoluto.cio’ e’ dovuto alla innovata percezione di una tecnologia non piu’ glaciale ,nella sua imposizione violenta dall’alto verso il basso come mero strumento di produzione, bensi’ calda e malleabile, capace di dar vita alla desiderio di esprimere dissenso in forme nuove. tramite gli scarti di un mercato molto veloce in produzione e consumo, si svelano possibilita’ sconfinate nell’inventiva sonora a bassissimo costo.il pensiero puo’ condensarsi in musica tramite un semplice pc, attraverso scheda sonora e software adeguato, o tramite compatti come, ad esempio , la mc 303 che contiene bassline , piu’ tipi di batterie elettroniche e 24 banchi di universi sonori che variano dal campionamento di incidenti all gestione di vento, pioggia etc... il riciclaggio,brodo primordiale creativo, assume carattere politico nel momento in cui, attraverso il campionamento ,va’ a rompere i tetti legislativo-repressivi della proprieta’ privata del suono. i KLF, (kopyright liberation front) sono stati - verso la fine degli anni ottanta ,proprio quando la house music, passando atrraverso l’acid house , dava i natali alla techno - tra i primi banditi della beat-box e ladrocinio sonoro, portandosi appresso l’odio di tutta l’industria discografica e dell’MCPS (la siae inglese).tutto e’ imperniato sul concetto di distorsione e re-cycle.la stessa bass-line nasce come accompagnamento di basso digitale per piano bars.sbadatamente qualcuno deve aver notato che ,distorcendo la sua linea ,le battute si contorcevano su loro stesse come in preda a contrazioni spastiche, tirando fuori in questo modo, comete sonore con sfumature ellittiche.nasce l’acid la quale altro non e’ che cristallizzazione spontanea di uno dei milioni di lati della poliedrica sintassi tecnologico-musicale.la techno e’ un cosi’ potente laboratorio di sperimentazione da rompere continuamente tutte le definizioni che i pennivendoli musicali continuano a partorire nelle loro critiche di parole vuote.la sua capacita’ distruttiva si enuclea soprattutto nella rottura del concetto di spazio/tempo.mentre per il rastafarianesimo il rifiuto della societa’ occidentale e dei suoi tempi di produzione dettati dal sistema economico equivaleva al mesmerico rallentamento delle battute del reggae per arrivare alle sonorita’ dub in un’ enfasi mistico-conservatrice, per la techno si tratta esattamente dell’opposto : la distruzione di babilonia tramite il superamento in velocita’ dei suoi ritmi fino al raggiungimento della stasi atemporale di una categoria inesistente ovvero quella del presente .basta cavalcare solo per una volta le sue impietose casse dritte ed infinite attraverso albe e tramonti per rendersene conto . se lo svolgersi esistenziale viene impostato dallo stato di cose autoritario a sua tutela , in linee rette cadenzate da pietre miliari delle varie socializzazioni per proseguire con aderenze a ruoli lavorativi, matrimoniali con susseguenti figli etc...il rave illegale , non sottomesso a squallidi rapporti di scambio, rappresenta una repentina interruzione,una distorzione caotica ,un collasso delle rette in fluide e sinuose curve che si toccano,si attraversano,si sovrappongono,si penetrano, si intrecciano in modo inestricabile dando vita a legami irrisolvibili.il tutto,ripeto, avviene in un perimetrazioni astoriche.mettiamo di immaginare il tempo come un fiume in piena che sbatte violentemente contro massi protuberanti.essi direzionano gli eventi in un incrocio di correnti frastagliate e opposte che creano mulinelli vorticosi.nel punto piu’ profondo della loro forza centrifuga si posiziona l’azione technosovversiva.parallela e’ l’immagine che Balsebre da’, da un punto di vista urbanistico,allo scontro tra flussi di traffico (e, piu’ in generale, di viabilita’ fisica) impostati dai sistemi economici dominanti delle metropoli postmoderne - i quali deficitano appositamente di spazi pubblici destinati ad una socialita’ altra da quella basata sui rapporti di produzione - con anse che rompono i tempi e gli spazi del potere.nel brano "il territorio dello spettacolo.elementi di critica radicale dell’urbanistica" egli sostiene che : " il processo teso a controllare ogni forma di vera socialita’ e comunicazione e a rovesciarle nella isolata passivita’ del consumo mercantile -spettacolare si riflette , al livello territoriale , nella distruzione dello spazio pubblico.e’ facile misurare, nelle nostre città’, il grado sempre piu’ alto di invivibilita’ di spazi e di strutture pubbliche che non e’ dovuto ad un generico decadimento, a incuria , a disattenzione o altro ma e’, invece, deliberatamente progettato e organizzato.[...] non si fa altro che ricordare un’evidenza quando si afferma che l’urbanistica e’ poliziesca e che il poliziotto si fa facilmente urbanista". il momento di massima violenza e piacere e’ quello della collisione frontale con le vecchie categorie crono/topiche il quale crea un forte livello di spaesamento.ogni confine si smembra e lo straordinario si espande dall’ordinario facendo acquisire all’entita’ umana percezioni e capacita’ represse sin dalla nascita.lo sradicamento dal vissuto - al contrario della ricerca delle radici e dei punti fermi della cultura rasta - fa del trionfo degli squilibri il maggiore propellente del nomadismo psichico.cio’ che e’ considerato patologia schizofrenica da un punto di vista psichiatrico,viene reinterpretato come mutamento caotico di un sé che straccia i legami di coerenza tra le sue parti piu’ profonde ,si libera dei valori-àncora di una cultura repressiva imposta, per viaggiare senza attrito alcuno attraverso mondi d’esperienza dei piu’ variegati.il concetto di coerenza viene ucciso da quello di consistenza del sé inteso, da un punto di vista etimologico, come un cum-sistere egalitario e libertario di ogni singolo tratto vitale.le fonti sonore delineano la quadridimensionalita’ facendo del piu’ alto o basso volume dell’amplificazione la loro materia.al suo interno i partecipanti si muovono liberi, svestiti dalle gabbie comportamentali normate dalle appartenenze identitarie.avviene lo svilupparsi di una co-attitudine; sei nessuno e tutti e ,per questo, libero.i corpi esprimono linguaggi sensoriali intersecandosi in dinamiche geometrie frattali. come frammenti di una datura olografica, in cui ogni petalo contiene il tutto, i ravers esprimono ,nel loro farsi suono ,la bellezza stupefacente di questo fiore maligno che appassira’ appena dopo l’alba, lasciando che il suo nettare psicotropo fluttui per sempre nella loro mente, accendendo nuovi punti di fuga.il rivestimento fisico del proprio sé si smaterializza - nell’espansione delle potenzialita’ sensoriali sviluppate dall’uso di sostanze psichedeliche ed empatogene - trasformandosi in libero flusso di pensiero, scia emotiva vibrante,moltiplicazione dell’io inerpicatasi in infinite algebre di dissonanza sonora.esse sembrano riallacciarsi alla letteratura inglese sperimentale d’inizio secolo che, soprattutto attraverso la creativita’ avanguardistica di james joyce e virginia wolf, danno all’ "interial monologue" e allo "stream of consciousness" una visualizzazione liquida delle correnti di pensiero che fuoriescono dal corpo non in forma verbale bensi’ al loro stato embrionale di energia cognitiva ,per poi ritornare all’interno in un dibattito interazionale con il se.nel nostro caso e’ l’ energia empatica, forma piu’ immediata di comunicazione mentale,che diviene liquido seminale virale fecondando, attraverso penetrazioni ottiche, il desiderio di conflitto rispetto alle repressioni delle liberta’ di essere,agire ma soprattutto godere.non vi e’ esorcismo statale che riesca a sanare lo spirito malefico delle armature di cemento in rivolta il quale accende di bagliori malefici gli occhi dei condivisori che, a loro volta, fanno del rave illegale la summa di un disordine simbolico-fisico.e’ nella percezione del risveglio rispetto alla catarsi cianotica dei bisogni fittizi di futile consumo impostato dai totem mediatici e, soprattutto, nella sua transazione all’interno della quotidianita’ individuale che fa’ del suddetto un momento di forte incisivita’ sovversiva nel soggetto postmoderno.le energie del male caricano i presenti di un’aura palpabile.i sensi divengono microtecnologie di emissione-ricezione di nuovi organismi transumani.l’identita’ di genere e’ categoria ormai sepolta da inquantificabili stratificazioni temporali.la gioia dell’ attraversamento reciproco perde le ritmiche ed il dominio della penetrazione fallica in quanto non perpetuata da alcunche’ di fisico.l’orgasmo e’ direttamente cerebrale.esso risorge dalle bare fisiologiche della "petit mort" poiche’ espresso da un continuum infaticabile di orge estetico-sensoriali tra il materiale e l’immateriale.l’incapacita’ di eccitarsi fisicamente e’ evidente rispetto all’uso di ecstasy in quanto e’ l’mdma stesso che l’impedisce.il deficit corporale e’ pero’ compensato da una ben piu’ importante dissoluzione ovvero quella dell’io e dell’individualita’ la quale si esprime in una apertura dell’ esperienza, in una volonta’ di non avere preferenze soprattutto di genere.cadono cosi le culture patriarcali e matriarcali con le relative smanie rivendicatorie di potere le une sulle altre.l’erotismo diffuso irradia i suoi codici di splendore elettrico illuminando ,finalmente, appieno tutte le innumerevoli sfumature che si interpongono nella squallida bipolarita’ etero/omo.le cellule neuronali vaporizzano umori endorfinici attuando connessioni telepatiche indissolvibili.le reciprocita’ emozionali fanno della devianza ultima e unica forma di vita ,bruciando come un marchio di caino impresso sugli emisferi esitenziali umani .l’amore esplicitato nelle congiunzioni a 180 bpm e’ esattamente simmetrico all’odio espresso per la macchina sociale.amare e’ il miglior modo di uccidere.far esplodere le proprie ostruzioni culturali interne per permettere ai propri desideri di fluire liberamente e’ quanto di piu’ potente e devastatore ci possa essere nella lotta per la liberazione umana dai regimi autoritari all’interno dei quali un pianto stridente ci ha strappato il primo respiro.nuovi parti stanno avvenendo. dalle larve putrescenti dell’ordine ed aberrazione alle luminescenti crisalidi dell’anomia ,rumori di vita danno scacco al silenzioso sudario civile di un patto sociale mai stipulato nella realta’ dei fatti. amare e’ stravolgere con furia,spingere i propri meccanismi corporali/intellettivi oltre la soglia dell’estremo,creare collisioni in traiettorie fisicamente impossibili ,sfregiarsi da impatti infiniti con pioggie di schegge emotive, far sì che i propri universi cognitivi si incastonino e si trapassino come pixels impazziti che, con una risoluzione a sedici milioni di colori, compongono morfologie polidimensionali in continua oscillazione.e’ arrivato il momento di scegliere tra la gioia selvaggia del costante inappaggamento attraverso la rottura violenta degli equilibri e la frustrazione di una stasi avviluppante ed implosiva produttrice unica di impotenza e rabbia contro le altrui espressioni di piaceri.il rave illegale conduce la riflessione umana a un bivio esistenziale.a questo punto non c’e’ piu’ modo di ingannarsi, le elasticita’ delle dissonanze cognitive sono irreparabilmente lese da contraddizioni troppo stridenti per essere asfissiate.chi si fara’ meccanismo seriale di un processo destinato al macero della vita umana , lo fara’ con gli occhi chiusi a forza.l’azione desiderante cavalchera’ la sua golconda iridescente attraverso gli assassinii silenziosi di un regime democratico maleodorante di perbenismo e civilta’.essa spingera’ i cavalieri dell’eresia a deflorare le strade del vissuto, spingendosi oltre il punto del non ritorno in cui omega ed alfa si uniscono in una copula saffica. in questa dissolvenza crepuscolare le porosita’ di metalli arruginiti e cementi cariati dell’archeologia industriale emanano aurore boreali di caos: padre di tutti i principi di ordine ed entropia.nuovi sistemi di vita roteanti su yin e yang in continua compenetrazione,trovano nel disordine ed indisciplina, l’armonia vibrante di tutti gli ordini.si sviluppa in questo modo - dalle sperimentazioni poetiche baudelairiane alla ricerca di corrispondenze tra profumi di carne fresca di bimbo e colori nel panorama decadente focalizzato nel suo campo percettivo, a quelle antropologiche batesoniane passando per la filosofia del ciberspazio incarnata nell concetto di intelligenza collettiva di pierre levy - l’idea di "mente unica".le spirali cognitive delle menti individuali lanciano il se frammentato in una polidirezionalita’ tesa alla connessione del tutto in uno.il principio di empatia rispetto a quello di simpatia ,inteso come reazione inconscia della condivisione (non a caso la stragrande maggioranza delle sostanze empatogene sono state denominate con il termine ecstasy che da un punto di vista etimologico va ad indicare l’uscita dal corpo) , spinge coscentemente l’essere umano a farsi contemporaneamente varco e forza propellente per l’atrui attraversamento il quale consente la moltiplicazione delle sfere esperienziali. ora, se la mente viene intesa, secondo Bateson, come " [ ogni ] unita’ immanente nel grande sistema biologico" scopriamo che l’intelaiatura articolatasi dai suddetti incroci non e’ inerente solo alla produzione cognitiva umana bensi’ si spinge molto oltre ,andando a creare varchi e forze motrici comunicative al di fuori di cio’ che convenzionalmente viene definito come organico.lampi di lucida follia svelano l’attuato passaggio interazionale tra mondi vitali di esseri umani e strutture architettoniche .i primi vengono permeati nei loro orefizi dai nuovi materiali sviluppati dai processi chimico-fisici delle strutture in decomposizione quali polveri,ruggini etc... basta guardarsi le mani rischiarate dal pallore alboreo del sole filtrato dalla fitta cortina di monossido di carbonio ,scrutare le nuove composizioni della propria saliva o esplorare le narici per capirlo.una metafora perfetta per entrare nell’idea e’ "pig pen" :il personaggio piu’ disordinato,sporco e ,quindi, piu’ sovversivo rispetto alla candida e lineare microsocieta’ paenuts.le sue peculiarita’ sono il vagabondaggio in giro per i muretti di un qualsiasi paese di provincia americano all’interno di una nuvola di polvere e sporcizia.quando lucy e linus gli chiedono perche’ e’ cosi sporco, egli risponde che cio’ che loro intendono come sporcizia e’ per lui un’aura vitale costituita da tutti i mondi e le esperienze che ha varcato e che si e’ portato con se’ nell’arco della sua vita.e’ questa l’ alchimia comunicativa che avviene specialmente in momenti quali i raves in cui i flussi emozionali sono spinti a loro massimo. essi rispondono agli inputs delle strutture vestendole di colori con inponenti graffiti,rielaborando la comunicazione visuale tramite miscelazioni di immagini proiettate sulle pareti e colore del tessuto murale, frammentando i tempi di visione in micro-secondi cadenzati dai flashes delle strobo,ristrutturando detriti e spazzature varie in installazioni totemiche postatomiche fatte successivamente ardere tramite esplosioni di tutto cio’ che puo’ essere combustibile. la mente unica quindi prende forma dalle menti individuali connesse attraverso canali comunicativi interni/esterni.affluenza ed influenza dei flussi compongono il fluido ematico nel sistema arterioso dell’entita’ unica la quale non presuppone,al contrario della tesi batesoniana,un’organigramma gerarchico di sottomultipli mentali individuali bensi’ un’espandersi orizzontale, connettitivo e"intra-azionale". la metodologia dell’abbandono si ripresenta nel diluirsi attraverso le correnti comunicative per arrivare a stati di percezione in cui il tutto si forma nelle proprie mani come sistema armonico attraverso un processo di astrazione inversa.visioni-parole-sapori-sguardi-movimenti-emozioni-incontri-odori-suoni :la vita si rivela nella sua interezza appagante attraverso un leit-motif che si si fa minimo comune multiplo di ogni essere vivente ovvero il gusto di viverla senza comprarla.la gratuita’ diviene la merce piu’ ambita poiche’ non stimata in nessun prezziario.e’ per questo che, in un mondo in cui tutte le interazioni sono mediate da interfaccie monetarie, il rave come forma di espressione comunicativa e di decostruzione delle categorie del vissuto non si lascia ammaliare dal feticismo dei processi di mercificazione anzi ,nel caso italiano, e’ stato esattamente il contrario.i raves nascono agli albori dei novanta gia’ mercificati ;come riproduzione di un modello inglese.l’illegalita’ di allora era basata sulla capacita’ di maggiore lucro sviando siae ,controlli, e tasse varie.in un escalation di violenza (episodio di firenze con accoltellamenti.i media si avvicinano al fenomeno ,come al solito ,in modo terroristico sviluppando i soliti ,ridicoli movimenti perbenisti inquisitori di mammine anti-rock [cosa c’entra il rock,poi ,lo sanno solo loro],assonanze con riti satanici etc...) i raves presero piede ,cosi’, nel centro-italia ;luogo dove ,per altro, la produzione di techno era piu’ forte rispetto a tutto il suolo italiano formando una vera e propria scena musicale con relative connotazioni sonore (si sta’ parlando del "suono di roma" purtroppo da molti malinterpretato a causa dell’opera di strumentalizzazione ideologica sulla base di rigurgiti territorial-identitari).una volta spremuto fino al midollo dal mercato,il frutto creativo della rivoluzione tecnologica fu gettato nel cestino del dimenticatoio .i raves,anche se totalmente asserviti al lucro erano troppo pericolosi ed oramai compromessi dai mezzi di comunicazione di massa i quali, per appagare la sete di morbosita’ del popolino qualunquista di casalinghe ed impiegatucoli da ministero non potevano che ricamare storie torbide di droga-sesso-violenza (tre cavalli di battaglia intramontabili per scatenare audience e perbenismo).di qui in poi ,sempre a roma, per un processo inverso - ovvero dal momento di mercificazione al momento di liberazione - l’underground si e’ impossessato dei codici dei raves per desimbolizzarli e viverli come arma di rappresaglia semiotica e contrasto metropolitano.singolare , e per questo ancora piu’ incisiva, e’ la localizzazione della fonte emissiva.lo sbilanciamento delle correnti di influenza culturale , rende roma il punto di partenza e non di arrivo, rispetto ad una centralita’ nord-occidentale (basta guardare gli sviluppi di tutti i movimenti controculturali italiani fino all’ hip hop).in eruopa, invece, i parties illegali - a parte l’inghilterra dove hanno preso vita soprattutto sulla tradizione sixtie dei free festival e sono stati in breve repressi da una legislazione pesantissima quale il criminal justice act - stanno nascendo da poco come feti maligni del seme sparso da gruppi di ravers i quali hanno tagliato tutti i ponti con l’appartenenza territoriale riunendosi in "tribes" vivendo in muovimento su furgoni e camion per seminare vibrazioni libertarie di technodisordine attraverso l’europa e oltre. questo ha permesso la creazione di piu’ scene diverse nella formazione di travellers e ravers.in israele c’e’ poi una scena forte ma ,causa il sistema socio-culturale iper-repressivo, chi sentiva di spingersi oltre il consentito per rompere le dinamiche di mercificazione non ha potuto far altro che dirigersi verso l’india e formare una scena illegale a goa relazionandosi con i migliaia di freaks stabilitisi li’ alla ricerca di pace ed amore cosmico ( "goa" e’ poi divenuta una sonorita’ specifica).la francia e’ adesso madre-matrigna di una delle scene piu’ radicali. i nuovi kamikaze della techno stravolgono gli arrondissements parigini il sottosuolo .le fondamenta della megalopoli farncese si basano su un circuito reticolare costituito da ragnatele di fogne e catacombe le quali assistono da anni ad invasioni di speleologia metropolitana e feste sotterranee.l’azione devastrice dei ravers francesi ha avuto un arresto brutale causato da neo-legislazioni repressive sulla scia del c.j.a.e’ per questo che - come a londra, ma in forma piu’ ridotta rispetto alla national demostration con occupazione di hyde park e relativa battaglia - e’ stata indetta una street parade con sound systems e folle dilaganti nelle arterie della "villette" (quartiere varco) per il "right to party" ormai urlato da generazioni.questa volta pero’ l’influenza dei raves ha dato lo scacco alla cadaverica forma-corteo innescando feste spontanee nelle strade.non esiste strutturazione gerarchica in testa,corpo centrale e coda ma ,soprattutto, non esiste servizio d’ordine.l’invasione di corpi in rivolta e’ prettamente visuale -estetica e dilagante.il cordonamento, come forma di chiusura identitaria relazionale al riconoscimento della sfumatura identitaria di appartenenza viene abbattutto dalla moltidudine in movimento che occlude strade ;si arrampica su macchine,case ,lampioni occupando tutto il campo visivo ; balla attraverso gli schieramenti di polizia opponendo ai loro cellulari ,ben altre composizioni biomeccaniche. non esistono slogan oltre al sovvertimento pratico del corredo simbolico metropolitano.il messaggio e’ estetico e sta’ nel contrasto di colore-rumore in oscillazione rispetto all’uniformita’ statica ideologico-visuale-sonora del paesaggio circostante. la street-parade e’ basata sulla indefinizione del suo corpo il quale snoda i suoi organi tentacolari innestandosi e trascinando una massa sempre piu’ vasta; indicativo e’ l’arrivo ed il susseguente rave, che attua il superamento della forma-comizio nella sua suddivisione gerarchico-comunicativa tra chi parla e chi e’ costretto ad ascoltare, con una fi-umana enormemente moltiplicata.le serrande dei palazzi circostanti, una volta chiuse nel terrore di scontri nel segno del sangue e di morte ,sono ora spalancate come bocche pronte a degustare e deglutire il disordine creativo dei ritmi di vita, per rigenerarlo con gente affacciata a finestre e balconi, intenta ad esprimere atteggiamente festosi nell’avvenuta seduzione.da thanatos a eros le forme della politica desimbolizzano i loro codici militari e si disperdono nel piacere immediato attraverso il ripresentarsi del frame di dissolvenza tra fine ed inizio.le street parades sono l’ennesima immagine dello scarto tra forme di lotta paleopolitiche - tumulate in atmosfere storiche culturalmente lontane e riesumate da zombies nostalgici del masochismo militante - e gener-azioni moltitudinarie di terrorismo culturale che fanno della rivolta dei segni la loro battaglia comunicativa contro i dominii dell’etica statale.il cortocircuito della politica ideologica crea un momento di rottura, di separazione netta rispetto all’agire conflittuale il quale defluisce dalle organizzazioni rappresentative , se ne fotte del dibattito politico - poiche’ tutto il dicibile e’ stato detto con parole che andavano a traslare il loro significato in una pragmatica dell’ipocrisia - ed elabora dinamiche vettoriali nuove in grado di colpire il corredo simbolico mentale sfaldando l’immaginario collettivo in una pluralita’ di sferzanti scheggie impazzite .l’azione rizomatica sovversiva crea un fil rouge serpeggiando attraverso le forme, dotandole di significazoni "in progress".esse creano delle potenti polarizzazioni in grado di far impazzire qualsiasi bussola culturale.palesi esempi di questa summa nichilista sono i teknivals.essi vanno a configurarsi come meta-raves,gatherings tribali a cavallo tra sfumature psichedeliche degli acid tests greatfuldeadiani ; sfumature anarchiche dei primi festivals illegali inglesi come stonehenge,glastemboury etc.. (oramai tutti sussunti dal mercato) e sfumature ketaminiche della gioventu’ sintetica.la stagione dei teknivals e’ prettamente estiva e si svolge randomicamente creando geometrie di intersezione europee se non mondiali.i tempi di durata partono da tre giorni in poi ma, in realta’, viaggiano in relazione alla mobilitazione di ravers e travellers ed alle interferenze repressive delle varie braccia armate degli stati trafitti.ecco svilupparsi,attraverso lo sdradicamento dal concetto di territorialita’ della legge, nuove geografie del desiderio che spingono gli esseri desideranti non solo a mixare e moltiplicare il proprio se’ bensi’ creano ibridazioni polimorfe tra le scene partecipanti che riescono a distribuire direttamente le espressioni dell’autoproduzione. l’impatto visivo e’ quello di una polis dinamica in cui l’anomia si rende pratica esistenziale. le sue strade si snodano attraverso composizioni di strutture meccaniche-sonore-umane, come ad evocare i piu’ stimolanti incubi metallici trans-organici di shinjia tsukamoto, componendosi in una casbah di veicoli alterati.essa forma il nucleo di un’atmosfera magnetica stravolgendo l’equilibrio degli elementi.linguaggi alieni implementano le loro sintassi decostruendo i rigori della logica attraverso artifici paradisiaci.le sue piazze non sono quelle dello scambio mercantile bensi’ quelle della technocondivisione.i suoni ,proveninenti da emissioni diverse, sono costanti per tutta la durata dell’iniziativa e si intrecciano in una trama di ritmi vitali.da burroughs a peter l. wilson le interzone maledette continuano a far pulsare i loro cuori in preda alla lisergia, partorendo sogni bagnati di cospirazione.nel loro attraversamento ,le entita’ pensanti moltiplicano il loro sentire rompendo le manette punitive ,chiuse a chiave dalle organizzazioni carcerarie istituzionali, dai polsi delle loro coscienze.i loro incroci e susseguenti disperisioni vanno a formare quell’economia dove il tempo libero riesce finalmente a sciogliere gli orologi del tempo di schiavitu’ lavorativa in cui i luoghi del potere brutalizzavano l’individuo.e’ questo il carattere di manomissione della dialettica produzione/consumo che riempie le scarsita’ ,affogando la sua scienza.se volessimo seguire le concettualizzazioni augettiane ,andremmo a delineare i non luoghi solo sul superamento dei loro caratteri identitari,storici e relazionali quando poi notiamo che il loro asservimento alla regolazione legislativa da parte degli organi istituzionali e’ totale.se il luogo viene definito,sulle linee del concetto semiotico di campo, come caratterizzazione simbolica dello spazio:il non luogo non puo’ che essere il suo detournamento.prendiamo la fabbrica come esempio portante del luogo fisico della modernita’.nell’immaginario collettivo moderno ,le fabbriche erano viste come il punto massimo dell’astrazione del corpo in forza-lavoro riconvertita in remunerazione a seconda del servizio prestato e del tempo devoluto.ora , nell’immaginario comune , attraverso un processo di desimbolizzazione atuato dai raves illegali, da produttrice di morte la fabrica si trasforma in generatrice di vita e liberta’.i suoi abitanti temporanei, nelle unioni festose, agiscono come casseurs su un piano simbolico nella sovversione dei codici significativi e nella distruzione dei modelli culturali piu’ che su quello pratico di approriazione delle merci il quale richiama visioni nostalgiche di un’ideologia finalizzata alla liberazione della vita umana fondata sulla gestione diretta del lavoro attraverso l’impossessamento dei mezzi di produzione.confondere l la capacita’ di consumo o di arricchimento con l’idea di liberta e’ un grave errore che porta alla rievocazione dei fantasmi di un passato i quali non potrebbero che produrre attrito rispetto allo svolgersi dei mutamenti liberatori.se si identificano (mi si permetta il termine) come non luoghi gli ipermercati; gli autogrill;le catene alberghiere;gli areoporti etc...,non si puo’ fre a meno di affermare che sono tutti frammenti di un’universo ritmato ed orientato dalla cultura del consumo che cristallizza l’agire umano in una serie finita, catalogata e controllata di rapporti sociali.se vi e’ rottura dei linguaggi ed innovate capacita’ di lettura ,come ad esempio le forme comunicative ipertestuali negli shopping malls, esse si pongono ad un livello decostruttivo assai basso e ,soprattutto,biecamente funzionale al gioco di lucro.la liberta’ di essere e di godere va, a mio avviso, molto oltre le facolta’ di consumo e , anzi, agisce in una dinamica omnicomprensiva rispetto alle stesse.il godimento gioioso, gratutito e condiviso dei non luoghi liberi dalle dinamiche di mercificazione si oppone felicemente ad una visione della solitudine assolutamente cinica, egoistica e madida di angoscia - frutto puro di una competitivita’ strutturata sulla visione piramidale della societa’ - come peculiarita’ caratterizzante l’individuo surmoderno il quale struttura la sua vita solo in relazione al rapporto benefici/perdite.visione , per altro impostata nella maggior parte dai suddetti luoghi.prendiamo la discoteca: luogo piu’ fisico ed istituzionale non ve n’e’.al suo interno viaggiano ancora dinamiche di pensiero per identificazione; sia territoriale che sociale.specificatamente nell’esperienza romana, i vecchi raves commerciali e le nuove fabbriche della produzione postfordista di divertimento, riportano una versione scitta del piu’ bieco campanilismo nella suddivisione identatario-spaziale del luogo stesso.marco santarelli ,cercando di attenuare l’inattenuabile in una cronaca fortemente datata, lascia evincere dalle sue parole una mappatura geografica di una piccola roma simbolica dell’odio che implode nelle sue violenze caratterizzate dall’alienazione sociale: "essere de roma.... fuori dal rave, essere de torbellamonaca, colli aniene,torre angela, magliana......per le tribu’ romane il rave e’ il luogo dove rappresentare:il controllo del territorio , e godere la divisione mitica: centro-periferia.[...] nei raves[commerciali del 1992-93] romani ,sentimenti di odio e di fratellanza si sovrappongono schizofrenicamente.il delirio tecnologico nelle ore piu’ calde della notte ,carica di aggressivita’ le frangie piu’ rabbiose delle tribu’,cosicche’ basta un soriso ambiguo,uno sguardo e una parola di troppo ,per trasformare il territorio in un campo di battaglia.l’aggressivita’ , risvolto culturale del morboso legame con il territorio e’ eccitata dall’ atmosfera di precarieta’ e spiazzamento del rave.droga e musica; sangue e onore diventano una miscela esplosiva".lo spazio della discoteca viene suddiviso in micromuretti da difendere contro l’invasore di altre zone.il solito circolo vizioso della frammentazione ed odio reciproco funzionale al mantenimento di chi ,su questo gioco insulso, ci guadagna potere.questa e’ poi la base di una stratificazione gerarchica che ha al suo top il d.j.nella micro classificazione sociale vi e’,una volta superato il primo controllo all’entrata (ricordo che ogni locale si riserva il diritto di selezione all’entrata), l’arena per il massacro fisico-mentale in cui si svolgono le neuro-olimpiadi sospinte dai bisogni di forme di consumo allo stato brado ,in relazione al prezzo pagato per l’ accesso alla merce divertimento.successivamente vi sono le cubiste che, aderendo ai nuovi ruoli economici , fanno da interfaccia con lo spettacolo delle ipocrisie dando una forma al sentire interno con danze mortuarie.il cubo e’ il sinonimo dell guardare e non toccare, dell’irraggiungibilita’ della merce-corpo stipendiata per animare cio’ che non e’ mai nato .la cubista e’ una cellula dello staff di animazione il quale lavora da contropeso per la carenza totale dello spirito della festa.il suo aspetto deve essere assolutamente conforme ai canoni estetici dettati dal mercato.la merce e’ corporale .essa, posta in vere e proprie gabbie,esprime tutta la morbosita’ di una sessualita’ repressa da secoli da parte del putrido perbenismo della cultura clerico-statale.ecco apparire ai nostri occhi la fucina di uno dei piu’ biechi sentimenti del razzismo : il sessismo e l’omofobia.le protuberanze fisiche in rivendicano il potere patriarcale che si rispecchia nello spazio fisico e cognitivo sottostante.i messaggi verbali da parte dei vocalists (altri componenti dell’animazione)non fanno altro che sottolineare il fondamento di quanto detto.un esempio ? cyborg:un locale di tendenza come mille altri delle amare notti romane appena fuori porta.bocche schiumanti di saliva e divertimento forzato ad occhi chiusi;urla di disperazione e collassi cardiaci dovuti a misture letali di alcool e sostanze delle piu’ disparate;amarezza e violenza coagulate in uno.al suo interno gli unici messaggi sono: "sale, sale e non fa male; viva la gnocca; chi non batte le mani e’ un frocio (parole tratte da uno dei tanti articoli piatti di musica ;supplemento al quotidiano "repubblica" del 06-03-96)".la cubista rappresenta la fascia media prima di arrivare al d.j.egli occupa il ruolo piu’ alto della piramide.e’ lui,secondo scarse interpretazioni lapassadiane (tramite accozzaglie modelli antropologici filo-positivistici imperniati sulla massima generalizzazione alla ricerca di universali trans - culturali), che ha nelle sue mani sciamaniche il potere di controllo delle menti sottostanti craendo ,attraverso la sua musica ,la famigerata transe. cio’ e’ alquanto difficile poiche’ le mani del dj sono legate dai modelli musicali commerciali i quali, per intrappolare nella rete della compravendita il piu’ vasto target possibile,tiene i livelli di sperimentazione e di creativita’ a livelli bassissimi funzionali ad una fruizione altissima con relativo tornaconto economico.la giungla mercantile dei d.j. e’ poi alquanto squallida poiche’non poche sono le alleanze per la creazione di monopoli commerciali basati sul piu’ bieco star system.se il concetto di transe viene delineato come un uscire al di fuori di se’ per creare una tela di congiunzioni tese all’ibridazione essa non puo’ assolutamente essere rapportabile ad un modulo comunicativo informazionale inteso come emissione attiva dall’alto tesa alla ricezione passiva dal basso senza capacita’ di feedback.queste trame sono cio’ che di piu’ conservatore possa ristagnare nei processi socio-culturali italiani. le discoteche altro non sono che ennesime agenzie di socializzazione secondaria funzionali all’ordine pattuito in cui aleggia ancora lo spettro dei valori di arrivismo ,esclusione sociale, potere etc...la cosa peggiore e’ il nomadismo mercantile.la nuova metamorfosi e’ impostata sul rivestimento cosmopolita della club-culture.la nuova freakesia dei salottini-privees trova li’ le sue sperimentazioni con la puzza sotto al naso la quale altro non e’ che fetore di cadavere in decomposizione truccato e rivestito.cio’ non riesce a celare il carattere di valvola di sfogo dell’alienazione sociale.facile e’ consumare il prodotto preconfezionato,facile e’ rimanere ad occhi chiusi sulle immagini delle aberrazioni diuturne ,ancora piu’ facile e’ eliminare, a suon di alcool e anfetamine, il sapore amaro che permane nelle papille gustative ormai uccise dalla clitoridectomia cerebrale dei mass media,sempre piu’ facile e’ tornare a casa spenti per poi re-inoltrarsi nell’incubo di una settimana di sofferenze.i clubs, vetrine di finti sorrisi ed abrutimento esistenziale, sono l’odierna mattanza dello voglia di liberazione;enti di legiferazione violenta che basa il suo rispetto sulla forza bruta di picchiatori mercenari assoldati all’uopo sotto forma di servizio d’ordine (basti pensare agli "animali team" o agli incidenti letali del blue zone di roma in cui carabinieri e servizio d’ordine hanno ucciso un frequentatore e mandato in coma un altro).un altro elemento di forte distanza dal concetto di non-luogo appare poi dalle forme di organizzazione politico-burocratica che i divertimentifici si danno attraverso il s.i.l.c. o sindacato italiano locali da ballo. se la rappresentanza sindacale e’ pieno retaggio dei modelli politici di epoca fordista ,vorrei capire come fanno le discoteche a configurarsi,nella cecicta’ dei vari interpreti delle mutazioni culturali-sociali-economiche, come zone simbolicamente agli antipodi rispetto ai luoghi del potere.atrraversare i suddetti significa solcare un’aura mortifera in cui la valutazione umana si basa sulla quantita’ del consumo. gli incidenti letali della domenica mattina sembrano prestarsi, secondo un ottica ballardiana,al desiderio estremo di un liberazione che si esprime nella sensualita meccanica dello scontro,nella commistione carnale di membra e lamiere che fa del sangue il suo coito il quale lasciera’ l’ ultima traccia di eros vitale sul letto autostradale.ora chiedo: sono questi i non luoghi che nascono dalla carenza e in opposizione agli antichi spazi pubblici che decidevano il dove e il quando della vita umana ?sono questi i "topos" di radicale rottura rispetto alla dialettica storica "voluta" dalla cancrena di un’apparato istituzionale organizzato sui canoni della modernita’? il soggetto felice e desiderante trapassa la surmodernita’ scivolando attraverso le mediazioni monetarie.egli fa’ della "dividualita’" il momento di liberazione distruggendo i santuari della legalita’,i riti del consumo e le liturgie della compravendita.non e’ possibile, per me, parlare di non luoghi se non attraverso queste prospettive.ancora una volta le parole di vaneigem risultano emozinalmente evocative:"creare per il piacere, non e’ forse questo che si fa oggi nei luoghi stessi che han servito da modello all’organizzazione della vita quotidiana, le fabbriche della produzione industriale ? un sabotaggio sempre piu’ disinvolto trasformera’ un reparto di costruzioni in una sala da gioco,cambiera’ un magazzino in un centro di distribuzione gratutita, si fara’ beffe delle parole dei capi e dei discorsi degli agitatori. chi osera’ piu’ impadronirsi della fabbrica per organizzarvi un’altra forma di lavoro ? tutto e’ stato prodotto, rubando alla creativita’ di milioni di operai. perche’ stupirsi di veder uscire dallo smembramento sistematico delle fabbriche , dei reparti di proggettazione, perche’ dubitare che possa nascere , dalle rovine di questi modelli inariditi della merce, di che costruire le nostre dimore , i nostri piaceri , i nostri sogni , le nostre avventure, la nostra musica i nostri vagabondare di terra,d’acqua, d’aria e di fuoco ?".
a8
spunti testuali: zone erogene situazionali, luther blissett, bluederive ed. bluepress modern primitives , ed research non stop erotic cabaret, alter8, bluederive ed.bluepress rave off,a.a.v.v., ed.castelvecchi il libro dei piaceri,raul vaneigem ed. arcana t.a.z.,hakim bey ,shake edizioni underground altrove 3,societa’ italiana per lo studio degli stati alterati di coscienza, ed nautilus via radio:saggi sull’immediatismo,hakim bey, shake edizioni underground e come extasy, nicolas saunders,ed. feltrinelli reperibile in versione inglese presso av.a.na bbs area nomadismi sincretismi:una esplorazione sulle ibridazioni culturali, massimo canevacci,ed. costa e nolan. il cyborg :saggio sull’uomo artificiale, antonio caronia, ed.theoria il metodo e il suo contrario, e.campelli ,ed. franco angeli verso un’ecologia della mente, gragory bateson, ed. adelphi il territorio dello spettacolo : elementi di critica radicale dell’urbanistica,gianluigi balsebre, altrispazi/pensabilita’ e-zine reperibile via modem a vttv e avana bbs l’intelligenza collettiva, pierre levy , ed. feltrinelli il credo dei media per la fine del secolo , hakim bey, torazine: capsule policrome di controcultura pop # 1 non luoghi, marc auget, ed. eleuthera la città polifonica,massimo canevacci, ed.seam a scuola dallo stregone: una via yaqui alla conoscenza,carlos castaneda, ed. astrolabio i ravers de roma, marco santarelli, tunnel:nuovi input per nuovi codici #2 technozine l’opera d’arte nell’era della sua riproducibilita’ tecnica,walter benjamin, ed.einaudi cultura del consumo e postmodernismo, mike featherstone,ed seam gli effetti sociali dei media, mauro wolf, ed. bompiani l’americano a fumetti, arthur asa berger, ed. milano libri la città invisibile, daniel zezelj ,ed. del grifo ranxerox, tamburini e liberatore, ed. primo carnera la sadica perfetta,terence sellers, shake edizioni underground crash,,j.g. ballard ed.rizzoli frontline magazine : travellers parties protests animals reviews contacts alien underground: techno theory for juvenile delinquents rapporto sulla creazione delle situazioni,guy debord, el paso autoproduzioni vere allucinazioni, terence meckenna, shake edizioni underground antropologia della comunicazione visuale,massimo canevacci, ed. sapere 2000 information war, hakim bay, av.a.na bbs area nomadismi stati modificati e transe,george lapassade, ed.sensibili alle foglie. magie sonore: experience, the prodigy ,xl recordings antisystem, lory d , sound never seen music for the jilted generation, the prodigy,xl recordings unplugged, beroshima ,acid orange 011 firestarter e.p., the prodigy, xl recordings ritmicida e.p., leo anibaldi, acv alternative current psalm 69,ministry exit planet dust, chemical brothers, virgin 01 , lory d, sns sound never seen analogue bubblebath 4 e.p., aphex twin, rephlex deeper than blood, spiral tribe, network 23 six millions ways to die,terrorist’n’turbolence life is sweet, chemical brothers, virgin selected ambient works volume 1/2, aphex twin, rephlex timeless,goldie the final sickness, the mover, pcp classics,aphex twin, r’n’s records the land of rape and honey, ministry alcatraz,lory d, sns sound never seen the box, orbital radical fiction, radical fiction link autoproduzioni the last temptation of reid,lard, alternative tentacles fixed, nine inch nails i’m really sick, leo anibaldi , acv alternative current riot in n.y., riot squad the ambient collection,art of noise the destroyer, alec empire ,force ink. hardtrance acidcore, spiral tribe, network 23 the mind is a wonderful thing to taste,ministry extreme terror, d.j. skinhead, industrial strenght broken, nine inch nails
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