lunedi, martedi o mercoledi, della seconda settimana di gennaio, 1998 Do' inizio agli esperimenti di autoustione.
Prima seduta.
Sono diffidente. La mia sopportazione del dolore e' sempre stata
molto bassa. Non amo soffrire, in generale. Scaldo un ferro lungo, con
la sezione circolare di pochi millimetri di diametro. Scelgo un ferro e
non una sigaretta perche' il calore si espanda su una superfice definita
e raggiunga una temperatura piu' alta. Comincio a sfiorare un punto preciso
sul dorso della mano. I contatti sono leggerissimi e durano poche frazioni
di secondo. Faccio la stessa cosa su altri due punti formando un triangolo.
La pelle arrossisce appena. In questa fase procedo lentamente. Ho la sensazione
di attraversare delle soglie. Mi piacciono i segni che rimangono. Piccoli
cerchi in cui la pelle riscaldandosi forma dei prismi i cui vertici convergono
al centro. Avverto il dolore. Quindi continuo sfiorandomi brevemente. Vado
avanti per un po' senza procurarmi vere e proprie ustioni, mi limito a
scaldare la pelle facendola al massimo arrossire. Faccio una pausa, riscaldo
il ferro sul fornello del gas, ricomincio. Mi tocco per un istante piu'
lungo e un brivido mi sale dal collo alla cima della nuca. E' forte. E'
la prima soglia. Mi sembra di avvertire qualcosa anche nelle piante dei
piedi. La seduta dura una mezzora.
Seconda seduta.
Appoggio il ferro sul fornello e riprendo a stuzzicarmi gli stessi
tre punti dell'altra volta. Sono delle arrossature. Piano. Le prime sensazioni
sono le stesse. Ma lentamente smette di essere dolore. Non so se e' perche'
mi concentro sugli stessi punti o perche' il mio modo di percepire la cosa
sia effettivamente mutato, ma non soffro. Ne' so come definire questa sensazione.
I brividi sul collo mi seducono presto. Dopo poche pressioni scaldo nuovamente
il ferro. Questa volta lo lascio sul fornello piu' a lungo. Quando torno
per riprendere vedo che l'estremita' e' diventata rossa...mmm, eccitante.
Osservo la mano con le tre piccole bruciature, prendo la mira, tocco, chchchhchhchh.
La seconda soglia. La pelle frigge con il rumorino tipico. Guardo. E' diventata
bianca e si e' sollevata. Sono eccitata ho scoperto un gioco nuovo, ho
capito la pagina di un libro dopo averla letta e riletta. Afferrare, comprendere.
E' una sensazione spesso fugace. Quando prendi in te qcs non sempre riesci
a mantenerla con la stessa lucidita'. Infatti potrei aver gia' perso tutto.
Faccio lo stesso con tutti e tre i punti sulla mano. Mi voglio lasciare
dei segni precisi e che abbiano un senso. L'attenzione al disegno che rimane
si mischia alla volonta' di sapere aumentando la posta della sensazione
provata. Nessuna delle due esigenze prevale sull'altra, anche se forse
la seconda e' piu' facile da soddisfare della prima. Continuo. Un altro
dei tre punti. Lo stesso rumore. Lo stesso brivido disorientante. Perdo
il senso dell'orientamento, la mappa delle sensazioni si appanna. Cosa
e' 'male'? Avvicino subito il naso alla mano ma l'odore di carne bruciata
e' quasi impercettibile, forse solo una suggestione. Sorrido. Sono felice.
Non mi succede spesso di pensare una sola cosa in una volta e per di piu'
di farla nello stesso momento. Non parlo con nessun altro a parte me stessa
e anche a me dico poco. Mi seduce fra le altre cose l'idea di profanare
l'integrita' della superfice cutanea. Procurarmi altri fori, aperture oltre
alle nove che ho naturalmente. E' cio' che mi ha sempre affascinato anche
nei tagli. Il vulno interrompe l'autonomia delle mie parti interne, autonomia
che hanno proprio in virtu' della continuita' della pelle che le racchiude.
Dalla bocca dalla vagina e dall'ano passano spesso i miei rapporti sessuali.
Così le parti di me che sono nate aperte, che spezzano l'unita'
del mio disegno, costituiscono i piu' frequenti punti di agganciamento
erotico con altri o anche autoerotico. E' forse questo che rende l'atto
sessuale cosi' vicino all'omicidio o meglio e' questo che permette l'assunzione
reciproca degli amanti attraverso la compenetrazione. Assunzione cannibalesca,
come la talpa di Jodorowsky uccide i quattro maestri per assumerne i saperi,
come nelle culture indu' ci si nutriva delle membra dei morti per far vivere
in se' la loro anima, come in un bacio famelico sorseggio gioiosamente
la saliva altrui in un prolungamento di vita che rende l'attimo solo un
presente perfetto. Cannibalismo nutrimento mangiarsi entrandosi intrecciarsi
farsi mi ti faccio mi faccio te e dio si fece uomo...di chi e' la mia bocca,
di chi e' questa bocca che ho in bocca? guardo i buchi sulla mia mano,
aperture autoprovocate dalle quali mi penetro, l'autoerotismo che lascia
il segno. Succhiare il proprio sangue, stuzzicarsi le croste delle ferite,
procurarsi buchi con un ferro arroventato. Dare un volto al mostro dell'indistinto.
Cavalcare l'abisso della dispersione per mancaza di limiti e accorgersi
in un salto che precipitare e' soltanto il presupposto del volo.
Terza seduta una sigaretta.
L'idea non mi entusiasma ma e' un'estemporanea. ferri e fornelli sono lì
ma la sigaretta l'ho in mano. alzo di poco la manica, il quarto buco finisce
in linea retta con uno dei cateti del triangolo formandone un altro speculare.
smetto presto. il calore della sigaretta non mi diverte come il ferro.
E' troppo indefinita la superfice sulla quale si espande. per arrivare
a far friggere la pelle e' necessario fare una pressione forte e continua
per diversi secondi, non so, forse richiede un grado di azzardo che non
ho. all'inizio senti solo un calore molto, poi ti accorgi che stai bruciando.
nel frattempo continuare non e' facile. la sensazione certo e' forte ma
con il ferro e' istantanea, con la sigaretta e' piu' lenta e trtuosa. e
non mi piacciono i segni che rimangono, chiazzoni tondi, difficile trarne
un disegno. magari riprovero' piu' in la'.
Quarta seduta
E' come essere la molla di uno scaccia pensieri che suona in continuazione.
tointointoin tànananointointoin tànananointointoin. sai che
sta per suonare l'ultima nota e suona. tu fai tòioioioioioioioionnnnnnn.
e taci dritto. centro. sono in piedi nel bel mezzo di me stessa. mi cucino
una cosina buona, ci bevo un buon vinello e mi ci faccio anche una cannetta
per finire. mi accudisco dolcemente e intanto pregusto il prossimo brucio.
una forchetta, faro' un quadrato usando per i lati le quattro punte di
una forchetta. cerco il punto giusto sul braccio sinistro, sulla parte
anteriore dell'avanbraccio appena sotto il gomito, dove la pelle piu' dura
e esposta si unisce a quella piu' delicata, bianca, morbida e liscia. i
primi quattro punti in linea retta formano il primo lato. poi un altro
un altro e un altro. il quadrato e' chiuso.
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