FINTECH la fabbrica che sognamo

(quando non dormiamo)

Il suo corpo e’ diviso in sezioni: grandi capannoni, una palazzina adibita ad uffici,un’altra piu’ bassa per la mensa. un pesante cancello verde sbarra l’ingresso. lo stesso veniva aperto ogni mattina, molto presto, per far entrare gli operai adibiti alla costruzione di case prefabbricate,di grandi pannelli modulari di cemento ( di quelli che non ci puoi piantare neanche un chiodo) i quali ,una volta assemblati, hanno costituito le tristi periferie urbane costruite in fretta senza una storia da racontare.un nome su tutti:corviale. il crimine contro l’umanita’ chiamato serpentone e’ stato costruito qui.siamo sul luogo dove e’ stato pensato e preparato un genocidio di soggetti psichici. il mito della produttivita’ assoggettata al profitto ha richiesto i suoi sacrifici , non piu’ sangue ma cervelli.e quando il profitto manca basta chiudere la fabbrica .il cancello rimane chiuso per mesi,anni...dieci...quindici.....degrado e distruzione hanon invaso la fintech,portato da ragazzi che in quelle periferie forse ci hanno vissuto,sfogando la loro frustrazione,distruggendo come se “lui” avesse colpa. il mezzo ,la tecnologia non hanno carattere,siamo noi a darglielo.siamo noi che decidiamo se questi capannoni debbano ospitare polvere di cemento e scene di violenza pure musica e vita creativa.

Oggi il cancello della fintech e’ di nuovo aperto; non apre presto la mattina, non fa entrare operai in tuta da lavoro ne’ frustrati portatori di distruzione ma uomini e donne in cerca di un luogo di pace dove le energie creative possano sfociare liberamente senza limitazioni spazio-temporali. abbiamo aperto un cancello e lo abbiamo aperto nel senso piu’ ampio del termine: una porta sulla coscienza collettiva e sulla conoscenza individuale. belle storie ,certo.coscienza....conoscenza.... ma alla fintech non c’e’ acqua corrente ne elettricita’.vivere qui d’inverno richiede tenacia.costruire ,gestire e difendere collettivamente una cucina ,una casa comune,uno studio uno per la pittura uno per la scultura e ancora grandi locali per le feste , presuppone una forte determinazione ,una volonta’ che viene naturalmente infusa dal luogo stesso,dal suo carico di simboli,ma sopratutto e’ necessario l’impegno di chi comprende l’importanza di mantenere in vita un posto cosi’; dimenticato dagli uomini, da dio e forse proprio per questo piu’ libero.

 

 

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