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"Eccoci qui alla fine del millennio, il tempo della vita moderna sembra scorrere in un turbinio di ore-minuti-secondi-giorni. In accordo coi cambiamenti, gli umani si sono equipaggiati di strumenti adatti a muoversi più velocemente e con più efficenza. allo stesso tempo si è sviluppata la dipendenza dal consumo, dai trasporti ad alta velocità e dalla farmacologia moderna....la nostra generazione (leggi generazione x, 20-qualcosa) potrebbe essere chiamata la generazione insonne. una parte dei bambini di questa società è stata svezzata su ideali di comunicazione ad alta velocità e la cultura accelerata si è vantata di avere la meglio su molte sfaccettature della vita umana- fare di più dormire di meno. abbiamo spinto oltre i limiti del mondo moderno - modem ad alte velocità, bombe intelligenti e treni-proiettile...la nostra società è basata sul consumo di massa di queste sostanze...gli ideali culturali, mentre apparentemente si mostrano benevoli, come "Bevi una Coca e sorridi", hanno unito sostanze chimiche come caffeina e nicotina all' idea di "bella vita". oggi gli stimolanti sono l' ottimale per la cultura del consumo. per la nostra generazione, questo fascino è stato aumentato dall' educazione al divertimento targato anni '80. molto diverse da quelle psikedelike degli anni '60, negli anni '80 queste droghe stimolanti diventano strumenti-attrezzi-mezzi utili per guadagnare benessere, intelligenza e prestigio. il sonno diventa una barriera-ostacolo al successo. i sogni diventano frivoli piaceri d' infanzia." da "Built 4 Speed" translated by FRNK |
Green Power è un gruppo di
persone che ha scelto di costruire situazioni antiproibizioniste e di prendervi
parte. Siamo orientate\i a un cambiamento radicale nel modo di comunicare,
mettere in comune esperienze.
Uno degli obiettivi è sensibilizzare più persone possibili
sulle proprietà delle sostanze psicoattive, quindi la controinformazione
assume un ruolo centrale. Autoproduzione di ricettari per cucinare con
l' erba, di manuali per coltivare canapa, di opuscoli informativi sulle
sostanze psicotrope, esposizione di mostre fotografike e così via,
fornire elementi di conoscenza utili a tutti gli psiconauti del 2000.
Sono anche forme di autotutela, finalizzate a ridurre i danni che possono
essere generati da un consumo improprio, da un abuso delle sostanze, è
controinformazione perchè pubblicazioni del genere non esistono
e non si vuole che esistano : a titolo di esempio, la proposta di legge
per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica dice all' art.4
che si stabilisce il divieto di propaganda pubblicitaria diretta o indiretta
della cannabis fatte salve le opere dell' ingegno non destinate alla pubblicità
e tutelate dalla legge sul diritto d' autore.
E proprio sulla consapevolezza un gruppo antiproibizionista può
portare avanti un lavoro davvero interessante e valido...creare consapevolezza
è un primo passo assolutamente necessario per creare spiragli di
conflitto...e la consapevolezza non può esistere nell' ignoranza...per
questo il mercato ed il sistema tengono ben nascoste le informazioni sulle
sostanze che circolano, eppure sono stati fatti molti studi sperimentali
sulle droghe naturali (già conosciute da millenni) e per quanto
riguarda le sostanze sintetiche dire che non ci sono sufficienti conoscenze
è un' incredibile bugia; non sono stati chimici impazziti a scoprirle
nella solitudine delle loro stanze da alchimisti ma grandi case farmaceutiche
che le hanno prodotte legalmente studiate e sperimentate-
l' eroina è della Bayer
LSD25 della Sandoz
l' MDMA o XTC della Merch.
Autoprodurre e far circolare informazione-che sostanze vanno in giro cosa
sono come agiscono chimicamente sul nostro cervello e sul nostro corpo
quali danni possono provocare e quali sono i modi per ridurre al minimo
i rischi quali sono le esperienze che ci possono dare e quali sono i metodi
per far si che queste eperienze siano il più possibile positive-è
la strategia migliore per cercare di strappare dal mercato l' esperienza
psichedelica ridandole dignità e senso; la conoscenza di quello
che si sta sperimentando un utilizzo critico delle sostanze aprono la via
ad una scelta davvero libera e consapevole...la maggior parte dei più
accaniti consumatori di droghe non è assolutamente cosciente dell'
esperienze che affronta, compra e consuma le sostanze come qualsiasi altra
merce, ci sentiamo trasgressivi ma siamo i migliori consumatori che il
mercato possa sperare di avere...
Potere verde, sembrerebbe una faccenda poco seria- in realtà con
questo nome ci prendiamo un pò per il culo da soli- e se il problema
della proibizione della canapa viene affrontato in modo blando e superficiale
con un approccio del tipo "và bene anche la legalizzazione
sul modello olandese ma lasciateci fumare in pace" punto e basta rischia
di essere davvero una battaglia fine a sè stessa facilmente strumentalizzabile
e che certo non incide minimamente sull' impostazione di questa società....ma
è proprio questo il nostro obiettivo finale...
Green Power evidenzia la centralità che le "droghe" hanno
in questa società e cerca di individuarne i perchè, per capire
come mai anche per loro sono valide le leggi del consumo più becero
e inconsapevole.
Le dinamiche di mercificazione e di reificazione dell' esperienza producono
volontà di consumo a-critico, coatto, illusoriamente "libero"
e pilotato dagli stili di vita e dalla cultura imperanti.
Per capire quanto questo sia vero, basta pensare all' utilizzo legalmente
riconosciuto e fomentato dal mercato di sostanze come l' alcool, il tabacco,
gli psychofarmaci.
Il mercato sceglie per te l' oggetto e la sua funzione, precludendo ogni
possibile uso differente, e tendendo a privilegiare tutto ciò che
crea dipendenza, rendendoti sempre e comunque utente, user e mai protagonista.
Il mercato riconosce solo il profitto e le droghe smuovono capitali inimmaginabili,
una legislazione proibizionista è il miglior mezzo per continuare
a garantire questo giro di soldi inestimabile...si hanno così due
mercati paralleli uno legale l'altro illegale ma ugualmente difeso e garantito
...perchè non esistono solo droghe che vi fanno finire in galera,
le strade pullulano di sostanze contro l'infelicità e il dolore...così
potete optare per una tossicodipendenza più casalinga e socialmente
accettata facendovi prescrivere dal medico la sostanza psicoattiva che
fà al caso vostro...il 42% del fatturato delle case farmaceutiche,
solo in Italia, è coperto dalla produzione e dalla vendita di psicofarmaci.
La vita intera è inscatolata e marcificata: compri la casa il cibo
l'istruzione la salute la socialità e l' aggregazione, uno stile
nel vestire il divertimento o più semplicemente uno stile di vita
esperienze comprese...di merci che ti garantiscano uno status ne trovi
a palate, puoi comprare di tutto quello che ti serve e quello di cui potresti
fare a meno però lo vuoi ugualmente perchè "sei quello
che puoi comprare e se non pui comprare, mi dipiace , ma non sei proprio
un cazzo!"
...ma questo non è scegliere della propria vita è consumare
la propria vita, è l'opzione tra una merce o un' altra, fra un trend
o un altro...e in una società che sulla mercificazione imposta e
giustifica la sua stessa esistenza l'esperienza psicoattiva non può
che essere ridotta alla solita vecchia merce...meglio ancora....la droga
è la MERCE SUPREMA ...la mercanzia finale, non ha bisogno di imbonimenti
o pubblicità......
Va' anke detto che il narco-mercato non conosce la "domanda"
ma solo l' "offerta" : il cliente striscerebbe su da una fognatura
a supplicare di comprare... il mercato della droga impone la sostanza che
in un determinato momento è più congeniale alla società...gira
il puzzone puoi comprare solo quello, è il momento della speed non
trovi una pasticca nemmeno smuovendo le migliori conoscenze...in realtà
nessuno di noi va' in cerca della speed o dell' eroina : a un certo punto
"appare" la nuova droga, ed è a tutti gli effetti un'
imposizione.
E' come se uno va' al supermarket un giorno e sullo scaffale delle droghe
trova le "novità" in offerta lancio, una specie di 3x2.
Nessuno sa' bene cosa sia cosa e cosa faccia cosa, ma questo non sembra
essere importante. C'è e basta, ennesima concessione dall' alto
di qualcosa che non può che essere funzionale al mantenimento del
sistema stesso. Inutile dire poi che la maggiore pubblicità a queste
sostanze la fanno gli "utenti" stessi attraverso il tam-tam del
passaparola, più efficace di qualsiasi cartellone o spot televisivo.
E' un meccanismo perfetto.
La presenza massiccia nei mercati di queste sostanze (sempre più
chimiche) potrebbe essere un segno tangibile di strategie volte al controllo
sociale, è un fatto evidente che sempre più persone si ritrovano
coinvolte in prima persona in movimenti da pusher.
La moltiplicazione del valore delle sostanze è direttamente proporzionale
al numero di soggetti coinvolti nel giro. Più sono, più il
prezzo al dettaglio scende, più il valore complessivo sale, più
si "sconfigge" la disoccupazione e il problema del reddito.
Inoltre le sostanze psicoattive disegnano una tipologia definita : "tossico",
"fattone", "imballato di cocco", "Tweaker"
(consumatore di speed), "folgorato", "intrippato",
"estasiato", "mbriacone", "scoppiato", comunque
identità simboliche .
Il consumo costruisce identità specifiche creando un processo di
comunicazione in cui gli oggetti perdono la denotazione oggettiva per diventare
segni di un codice sociale, segni di differenziazione.
Comprare = essere, esserci, quello che compri serve a comunicare all' esterno
il senso e la portata della tua potenza. L' im-potenza allora diventa la
distanza che c'è tra l' inaccessibilità dei vari prodotti
e il desiderio di averli.
Il consumo di certe sostanze rafforza l' identificazione in questi tipi
e la convinzione di appartenervi, non arricchisce semmai impoverisce. Uscire
da questi skemi e modelli, da questi patterns, è fondamentale per
affrontare un discorso sulle "droghe".
Affrontare in solitudine il rapporto con le sostanze psicotrope è
tipicamente occidentale, è la riproposizione quasi scientifica della
divisione corpo - mente, divisione che si riflette nell' utilizzo di una
logica binaria, del ragionamento o/o , 0/1, "IN" o "OUT",
l' alternativa camuffata da libera scelta.
Solo un approccio magico può permetterci di superare la frammentazione
e recuperare la complessità del rapporto individuo - collettività
- sostanze.
Abbiamo bisogno di imparare a conoscere per visioni più che per
analisi , dobbiamo recuperare l' uso di tutti i sensi del corpo, abbandonare
la prospettiva e il punto di vista, conoscere il territorio meglio della
mappa, cogliere la realtà più che le sue rappresentazioni,
cogliere nella dinamicità delle relazioni partecipazioni occulte
e invisibili, riappropriarci della memoria, che ormai risiede al di fuori
delle menti individuali.
Il tutto per sviluppare una visione liberatoria e ironica della quotidianeità
attraverso una metaosservazione di se stessi, rivendicando un' autonomia
tale da decontestualizzare i propri localismi ed essere completamente dentro
e completamente fuori dal se (di se).
La frammentazione, la dis-continuità rimangono alla base di questo
sistema e del nostro modo di vivere, sappiamo cogliere l' elemento singolo
nella sua staticità ma siamo incapaci di vederlo in divenire.
La realtà non è una sola nè tantomeno la "normalità",
fine del piacere, morte dei sensi, narcotico della vita.
La percezione della realtà è determinata dal sistema, ogni
forma di alterazione della percezione apre nuove porte e possibilità.
La chimica è la chiave che può aprire e chiudere molti processi
cerebrali, strumento che non può essere fine a sè stesso.
Oltre ad alterare la percezione, è necessario alterare la realtà,
produrre cambiamento, proteggere le esperienze positive collettive e individuali,
riconoscere nel disordine la matrice di ogni ordine e organizzazione possibile,
essere degni di ciò che ci accade.
Come una geometria frattale, nella parte è compreso il tutto, nella
volontà antiproibizionista è presente la critica alla realtà
e la volontà di riappropriarci della nostra vita.
Lasciarsi andare, farsi vivere dal potere, accettare l' impotenza, ricevere
ogni giorno miliardi di segnali gestiti dagli agenti del controllo non
ci farà mai distinguere la merda dalla cioccolata, ci farà
sentire sempre soli\e di fronte al mondo intero, inattivi, incapaci di
assumere ogni rischio, serializzati e frammentati, non cambierà
quella strana percezione che fa del tempo un eterno presente sempre identico
a sè stesso.
Accettare questo come unico mondo possibile è un fatto determinato
dal sistema. Nessuna proibizione equivale a dire nessuna gabbia fisica
e mentale. I meccanismi di proibizione, repressione, sfruttamento, controllo
e comunicazione che reggono questo sistema si riproducono a diversi livelli
di intensità in contesti diversi.
L' antiproibizionismo è un' attitudine, un modo di vita, è
la nostra volontà di abbandonare moralismi e ideologie scientifike,
consapevoli del loro fallimento, per affermare con forza la necessità
di operare scelte in libertà.
L' antiproibizionismo non ha realmente senso se viene applicato solo alla
canapa da fiore; essere antiproibizionisti è confrontarsi in modo
radicalmente critico con la società, è un concetto più
ampio che investe ogni momento della vita proprio a cominciare dall'utilizzo
delle sostanze psicoattive...che sia lo Stato a decidere per me quali esperienze
della mente io possa fare o meno è un' ulteriore ingerenza nelle
scelte della mia vita che trovo assolutamente inaccettabile...ma è
solo una delle scelte che mi vengono impedite:
non possso scegliere di non lavorare
non posso scegliere di non comprare
non posso scegliere il mio tempo...
Il proibizionismo sta alla base di ogni forma di repressione.
Il proibizionismo esiste in quanto negazione della libera scelta, è
un germe che si innesta in ognuno di noi, viene interiorizzato producendo
mancanza di autonomia, libertà e responsabilità, quasi un
bisogno di autorità, mancanza di indipendenza e abitudine a ricevere
passivamente ogni concessione dall' alto, senza muoversi per realizzare
i propri bisogni.
Autismo e catatonia.
La norma è giusta e l' errore è deviazione, per accettare
una realtà ordinata è necessario avere l' ordine dentro,
seguire le regole, conformarsi, stare sempre dalla parte dei vincitori
anche quando si perde.
Anche per questo è importante promuovere, partecipare e favorire
ogni forma di cultura dal basso che voglia evitare di farsi controllare
dalle sostanze, oltre che dagli architetti, dagli opinion leaderz, dai
politicanti di turno, dagli operatori culturali, dai media, dalle indagini
di mercato, dai gestori delle telecomunicazioni , dalle guardie e così
via.
Nell' ambito delle iniziative fatte al LAB 00128 negli ultimi mesi, il
Green Power ha partecipato installando un banketto particolare, caratterizzato
dalla presenza di alimenti cucinati con la canapa e dalle autoproduzioni
citate prima. Una presenza fisica fondamentale ai fini di una comunicazione
reale, qualitativamente altra e alta, con le persone che si avvicinavano
a noi.
Quasi un pretesto, un espediente per riuscire ad entrare effettivamente
in contatto con le persone interessate al nostro lavoro. Da qui sono nate
relazioni interpersonali, conoscenze reciproche importanti e nuove idee,
voglia di fare insieme e sperimentare nuove forme di azione. Abbiamo sempre
ritenuto opportuno opporre la pratica dell' autoproduzione di canapa (perkè
poi è la sostanza ke + ci piace e interessa) o comunque di qualsiasi
sostanza al narco-mercato delle droghe-Merci, l' oggetto del desiderio.
L' idea di fare un gruppo antiproibizionista ci è venuta proprio
dopo aver sperimentato in prima persona l' efficacia dell' autoproduzione
nel rompere i passaggi che trasformano la sostanza in merce e dopo aver
capito l' importanza della creazione di micro-circuiti invisibili di autoproduttori
legati a gruppi di affinità.
Abbiamo toccato con mano la volontà del parlamento di questo paese
di non voler cambiare l' impianto della legislazione proibizionista in
materia di droghe.
Cercare di di riappropriarci di questa sostanza può essere molto
più facile di quello che pensiamo...il principio attivo che ci regala
piacevoli esperienze in questo caso è contenuto in una delle piante
che si coltivano più facilmente a tutte le latitudini...autoprodurre
la propria erba non è poi così complicato e ci permette di
riallacciare i rapporti con una delle sostanze più diffuse...autoprodurre
la propria erba è riscoprire una pianta e rendersi conto dell' assurdità
della sua proibizione...è una felice pratica di illegalità
diffusa e da da diffondere ancora per liberare la canapa da una proibizione
ingiustificata e soprattutto da un mercato che la vuole solo come MERCE...autoproduciamo
le nostre piante e mangiamo la nostra erba per sperimentare un rapporto
e un utilizzo diverso della solita vecchia canna di puzzone.
Così una cultura della "droga" repressiva tenderà
a usare queste sostanze per determinare situazioni di manipolazione e condizionamento
ai fini del proprio funzionamento da una parte, e di disadattamento e devianza
autodistruttiva dall' altra, per ampliare le condizioni del proprio dominio.
Per i motivi sopra detti il nostro simbolo è una foglia di marijuana
che spezza un codice a barre : vogliamo de-mercificare, ri-appropriarci
attraverso la pratica dell' autoproduzione di quello che ogni giorno il
mercato ci sottrae.
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