PROFEZIA dettata dalla Duchessa a Zapathustra giugno 1996


dove si annunciano le cose che stanno per venire e si predice il 2000 anno
sabbatico del non lavoro e si stabilisce un appuntamento per quell'anno




GIUBILIAMO ANCHE NOI DEL NOSTRO GIUBILO
PERCHE' IL GIUBILEO CHE VIENE
VIENE COME UNA BELLA APOCALISSE !



E' il 1996. Fra meno di quattro anni avra' fine il millennio della
modernita'. Il millennio che ha visto baluginare sorgere affermarsi
imperare estenuarsi il dominio dell'economia sulla vita degli uomini,
l'eta' moderna capitalistica, il MODO DI REALTA' spettacolare mercantile.
Le celebrazioni ufficiali laiche e religiose, nella loro frigidita'
scintillante, che e' assenza di desiderio e di speranze, disegneranno come
sempre un mondo morto, dove tutto e' gia' stato, dove nulla, tranne il gia'
stato, puo' essere creato ancora. Ma all'inizio di un millennio nuovo ogni
cosa e' diversa ed i numeri parlano chiaro e dicono inequivocabili: tutto
ha ancora da essere, tutto e' avvenire, tutto deve essere creato di nuovo.
Ed ognuno lo sa. Un'aritmetica potenza di attesa. Chi riempira' questo
vuoto ?

Noi, cui il desiderio e la speranza non mancano, che per mestiere
inventiamo utopie immaginarie, che liberiamo sulla terra gli spazi del
possibile perche' non abbiamo cielo, perche' i nostri stessi corpi sono
corpi celesti, che siamo stranieri in ogni luogo e migranti di ogni colore
ed abbiamo la nostra casa presso di noi, dobbiamo riempire questo vuoto,
approfittarne con un atto tempestivo, proferire da Viventi la parola che
crea, profetizzare la fine dell'apocalisse e cosi' realizzarla:
l'opportunismo non ci manca, la provvidenza segue a ruota.

Roma, la Città', sara' per quattro mesi al centro dell'universo. Cio' che
accadra' qui sara' accaduto ovunque. Miliardi di credenti, ovunque nel
mondo, nei paesi poveri del mondo, scruteranno con trepidazione i segni ed
i destini impressi sui giorni di questa citta'. Milioni di persone, di
miliardi, di immagini la paralizzeranno, la ingorgheranno, la
inginocchieranno, milioni di telefoni squilleranno, migliaia di telecamere
oggettiveranno l'evento. Il caos galoppera' per le strade.

Noi, danzatori dell'imperfezione e incantatori di serpenti monetari,
manipolatori di eventi, attori autentici, professionisti dell'attrazione
strana, dobbiamo esserci per suonare il nostro flauto maligno, per RECITARE
la nostra verita': precipitare verso il caos per sfruttarne la potenza.
Come la fionda gravitazionale di una sonda planetaria - accelerare cosi' il
corso del tempo.

Quale utopia vogliamo oggi per noi ? Quale breve utopia millenarista
possiamo darci, nel 1996, per l'anno duemila? Millenarismo a termine,
mortale e per mortali, disincantato ed autenticamente falso: di quale
attesa nervosa, impaziente, vogliamo investirci ? Di quale attesa inevasa
lievitante vogliamo far traboccare il caos di questo giubileo finale ?
Queste hanno da essere le nostre domande!

Ed allo stesso tempo: quale appuntamento sappiamo darci, noi nomadi, noi
invisibili sotterranei temporanei mutevoli, noi che abbiamo appreso per
bene il qui e l'ora, e la completa immanenza, e il dire e il fare e il dire
di no, che abbiamo preso la nostra vita per le corna e l'abbiamo
teneramente baciata in bocca, che abbiamo visto insieme il nostro fuori il
nostro esserci e il nostro condividerci, che non aspettiamo ne' speriamo
ne' contempliamo alcun futuro - quale futuro vogliamo inventare - adesso -
per noi ?

Abbiamo tre anni e mezzo di tempo. Abbiamo un movimento in mutazione,
dinamico, con un vivaio pieno. Non abbiamo un lavoro o non ci piace
lavorare. Abbiamo altro da fare. Abbiamo passioni e gioie. Abbiamo piu' di
cento spazi liberati. Abbiamo potenti macchine desideranti raves illegali e
onde radio. Abbiamo comunita' virtuali e macchine da guerra in costruzione
sparse ovunque. Abbiamo desideri nostri ed ambiziosi e molti fragili vetri
tra noi e loro. Abbiamo anche la chimica, tutta da imparare. Abbiamo
furgoni e conoscenze e reti di relazioni - possiamo avere anche un SENSO,
ed una META - se la inventiamo per noi.

Questo millennio e' stato quello che ha misurato il tempo, e con il tempo
il lavoro, e con il lavoro la vita. La sua carota e' stata sempre: un
futuro di benessere per tutti. Il suo bastone: la miseria e la coazione al
lavoro. Ma questa volta non c'e' futuro, non c'e' carota, e lo sappiamo da
tempo. Troppo alle strette si sono trovati l'ultima volta! Ed e' rimasto
soltanto il bastone. Ma ora ecco: e' tornato il tempo. Il tempo in cui
possiamo di nuovo VOLERE perche' sappiamo finalmente - volere PER NOI ! Ed
una nuova PROMESSA vogliamo, una semplice onesta promessa inattuabile, o
tutto il distruttibile verra' distrutto e il depredabile depredato e
l'occupabile occupato e il sabotabile sabotato e solo i danzatori
resteranno a danzare sulle macerie, perche' si trattera' pur sempre di una
formidabile festa! Ma questa promessa deve suonare:

IL LAVORO NON SARA' PIU' NECESSARIO.

Anche solo per una volta, sulla porta del millennio, sia detta questa
parola - sia pronunciata questa promessa, e il primo anno del nuovo
millennio sia dichiarato: ANNO SABBATICO DEL NON LAVORO. Sabbatico e'
l'anno libero della casta docente universitaria. Con cio' le si riconosce
autonomia creativa, irriducibilita' al lavoro del suo libero intelletto.
Perche' non anche del nostro, che e' creativo e autonomo, ma non libero
dalla coazione al lavoro ? Anno sabbatico vuole dire: se volete la nostra
anima ancora al lavoro, allora datele il tempo che si rianimi del suo
soffio. Oppure vuole dire: vogliamo provare a usare la ricchezza per una
gioia piu' alta di quella che ci prospettate in merci. Oppure vuole dire:
la buona vita si basta da sola, ma non le basta certo il tempo! Oppure
vuole dire: sospensione temporanea del lavoro con garanzia del reddito per
almeno quattro mesi. Dal 1 gennaio al 1 maggio del 2000: ecco una data che
suona bene! Ecco che prende in un giro di danza il giubileo ufficiale!

Quattro mesi pagati in cui si puo' non lavorare: questo chiediamo PER
TUTTI. Quattro mesi liberati e un appuntamento e un tenersi pronti: questo
facciamo PER NOI. E ci organizziamo la vita adesso per essere liberi
allora, perche' vogliamo battere il nostro tempo e danzarlo all'unisono
comunque, promessa o non promessa. E convogliamo a Roma tutti quelli come
noi da tutto il mondo, un'orda e una masnada colorata d'invisibili e di
nomadi e di sabotatori di professione. E ci diamo un appuntamento per
esserci, per immaginare, per agire insieme. E sappiamo che e' arbitrario e
seriamente per gioco, ed autenticamente una farsa, questo appuntamento, e
che potrebbe essere qualsiasi altro giorno. Ma proprio per questo, perche'
amiamo scegliere e inventare ed amare la nostra scelta, noi ce lo diamo. Ed
e' un appuntamento lungo, da' modo di prepararsi, sincronizzarsi, sfidare
la nostra determinazione, proiettare in avanti l'immaginare,
autodeterminarci finalmente di nuovo collettivamente. E cosa potrebbe
sedurci di piu', adesso, di questo sfidare noi stessi e superare noi stessi
e rilanciare noi stessi oltre il futuro! Un appuntamento, e un'attesa, e
una serie di gesti che lo preparano e segni che lo premoniscono ed un
fiorire di idee bizzarre e di situazioni esplosive e un mondo nuovo
all'orizzonte - se lo vogliamo avvistare!

E sara' l'appuntamento di una festa, un'orgia di creazione e di gioia,
sara' il riappropriarsi ed il pervadere e l'investire tutta la metropoli di
un magma che scioglie, la proliferazione molecolare della disobbedienza e
dell'autonomia. Sara' invasione sommata a invasione e caos sommato a caos e
torsione a torsione e rottura a rottura. E sara' bello per coloro che ne
avranno fatto il loro futuro, ed ogni cosa danzera' con essi e li
rispecchiera'. Ma sara' brutto e orribile ed orrendamente duro per tutti
quelli che si lasceranno vivere e lo vivranno come un tempo che non hanno
inventato. Perche' a ciascuno incombe il suo futuro, se non lo sogna e non
vi incede danzando.

Ecco muoviamo da subito il piede ed oscilliamo il ginocchio e roteiamo le
mani davanti come armi spaziali! Ecco inventiamo il nostro appuntamento,
alimentiamolo di progetti e di forza e di attesa struggente. Facciamolo
crescere sotto la pelle, tra i muscoli del nostro viso, dentro i suoni
delle parole, nei gesti dei danzatori, come una cosa che si attende e
un'ora che non deludera' e un destino che deve venire - perche' solo cosi'
sara' in tutto e per tutto il NOSTRO destino! Miriamo in alto, guardiamo
lontano, diamoci un lungo orizzonte per la nostra immaginazione piu'
ambiziosa, perche' il tempo e' maturo e la rotonda falce vuole farcene
dono!

 

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